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SPY FINANZA/ La nuova "stamperia" delle banche centrali

Se le banche centrali dovranno intervenire ancora sui mercati, sarà con una massa enorme di liquidità. Il che, spiega MAURO BOTTARELLI, comporta non pochi rischi per il futuro

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Cosa vi dicevo prima ancora che il Qe della Bce venisse lanciato? Che non sarebbe servito a nulla. Et voilà, ecco una parziale ma significativa conferma. In Europa il tasso annuo di inflazione è tornato sotto zero a settembre, visto che stando alla prima stima di Eurostat nel mese conclusosi ieri il tasso annuo di inflazione nell'Eurozona si è attestato a -0,1%, mentre il consenso si attendeva un dato invariato rispetto al +0,1% registrato ad agosto, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. La componente core, ovvero quella epurata dalle componenti più volatili quali energia, alcool e tabacco, è rimasta invece stabile a +0,9% su base annua, in linea con le previsioni degli economisti. 

Il rallentamento del tasso d'inflazione era prevedibile vista la lettura preliminare dell'altro giorno del dato sull'inflazione tedesca, che ha mostrato un rallentamento significativo della locomotiva d'Europa, con l'indice dei prezzi al consumo diminuito dello 0,2% su base mensile. A determinare la flessione dell'inflazione europea è stato il nuovo calo dei prezzi dell'energia che hanno registrato un -8,9% su base annua (ad agosto erano scesi del 7,2%), mentre sono saliti quelli di alimentari, alcol e tabacchi di circa un +1,4% e di un +1,3% quelli dei servizi. Sono cresciuti, anche se in misura inferiore, i prezzi dei beni industriali (+0,3%). Insomma, un qualcosa di atteso ma che resta comunque un sintomo di assoluta insipienza del Qe rispetto a uno dei suoi obiettivi statutari, ovvero la lotta alla deflazione e il raggiungimento di un tasso di inflazione attorno al 2%. 

Ma lo sapete, viviamo nel mondo al contrario del keynesianesimo imperante, quindi una brutta notizia fa bene alle Borse, ieri tutte in forte risalita proprio dopo la pubblicazione del dato sull'inflazione. Il perché è presto detto, si prezza più Qe da parte dell'Eurotower. Sarà sufficiente questa lettura negativa, la prima dallo scorso marzo, ad avviare i lavori in seno alla Bce per valutare le alternative più efficaci d'intervento per risollevare un'inflazione che tutto sommato è fortemente sotto pressione per fattori esogeni? Tutti scommettono di sì. Anche perché la voce che maggiormente pesa sul paniere, quella della cosiddetta bolletta energetica, non pare destinata a salire, visti gli andamenti del prezzo del petrolio a livello globale. Quindi, se l'energia rimarrà su questi livelli bassissimi, l'ipotesi di un aumento del Quantitative easing non è assolutamente da escludere. Anzi, diventa molto probabile. 

Ma come, visto che più volte vi ho dimostrato come già oggi ci sia scarsità di collaterale eligibile per gli acquisti, mentre il mercato dei covered bonds è talmente piccolo da non sortire alcun effetto attraverso gli acquisti di Francoforte? La via più praticabile sembrerebbe un'estensione della durata piuttosto che un aumento della capacità di acquisto dei titoli, visto che quest'ultima ipotesi renderebbe ancora più difficile all'Eurotower reperire sul mercato i titoli da acquistare. E chi è stato fino a oggi a comprare propria carta pro quota all'interno del programma di Qe su scadenze sempre più corte, "sabotando" un po' i piani dell'Eurotower? La Bundesbank, la quale oggi però ha casualmente un problemino chiamato Volkswagen che non le consente di ergere troppi muri e barricate: timing migliore per lo scandalo teutonico Mario Draghi non poteva chiederlo.