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MANOVRA/ I conti che "lasciano a terra" l'Italia

Pubblicazione:sabato 10 ottobre 2015

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il governo sta preparando la Legge di stabilità e dice che sarà espansiva (moderatamente precisa il ministro Padoan) e punterà sulla riduzione delle imposte. Buoni propositi. L'economia è in ripresa (modestamente precisa l'economista Padoan) e bisogna approfittare in fretta di questa opportunità perché già si vedono all'orizzonte nubi inquietanti. La ripresina dipende in gran parte dalla congiuntura internazionale, ma essa sta rapidamente peggiorando: la discesa dei paesi in via di sviluppo ha rallentato l'economia tedesca della quale l'industria italiana è la prima fornitrice, mentre l'atteso rialzo dei tassi da parte della Fed avrà un impatto sul costo denaro. La Bce non la seguirà per sostenere l'eurozona con una politica monetaria accomodante, tuttavia dovrà fare i conti con le tensioni sui mercati internazionali. Dunque, bene espandere la domanda esterna entro i limiti delle italiane possibilità. Non bisogna assolutamente sprecare l'occasione. Ma come?

Matteo Renzi punta sulla casa, eliminando la tassazione sulle prime abitazioni. È una mossa dal sicuro impatto politico. È vero che le imposte sul mattone in Italia non sono superiori a quelle medie europee, ma sono odiose e potenzialmente recessive in un Paese che basa sugli immobili gran parte della propria ricchezza patrimoniale. Tuttavia l'Italia oggi ha due problemi fondamentali: la crescita troppo lenta e il debito pubblico troppo alto. 

Per sviluppare il prodotto lordo bisogna aumentare la produttività, rafforzando la quota degli investimenti in nuove macchine e nuovi prodotti, riducendo la rigidità nell'impiego della manodopera e abbassando in modo significativo le imposte che scoraggiano il lavoro. È quel che dicono, giustamente, l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale (lo ha ripetuto proprio in questi giorni da Lima dove si tiene l'assemblea annuale). Renzi spavaldamente sostiene che nessuno ci può fare la lezione, ma non è uno sciocco e si è reso conto che deve aggiustare il tiro; per questo sta cercando di rimediare con una serie di ritocchi alle imposte sulle imprese. Ma la coperta è troppo corta, i limiti del bilancio pubblico inducono a concentrare le scarse risorse su pochi, consistenti interventi. E senza dubbio la tassazione sul lavoro dovrebbe avere la priorità.

C'è poi il debito pubblico. Mario Draghi ha invitato esplicitamente a destinare i margini ricavati dalla ripresina e dalla maggior flessibilità concessa dall'Ue, a una riduzione del debito pubblico rispetto al Pil. Ciò si può fare intaccando lo stock, aumentando il prodotto lordo o usando entrambe le leve. Un intervento straordinario sul debito accumulato non è all'orizzonte, non piace alla Banca d'Italia, non convince il ministro dell'Economia e le teste d'uovo di Renzi non ci pensano nemmeno. Per la spinta al Pil, in cantiere c'è la manovra fiscale. Ma esiste anche una terza condizione: non aumentare il disavanzo. La manovra economica sarà davvero efficace se verrà coperta subito con risorse effettive. Da quel che si sa, non è così. Anzi, un aumento del deficit rispetto al Pil è proprio quel che Bruxelles dovrebbe concedere all'Italia per varare la Legge di stabilità per il 2016. Dunque, c'è il rischio di cadere in un circolo vizioso.


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COMMENTI
12/10/2015 - le condizioni della riduzione del debito (antonio petrina)

Nel 1998 il ministro del tesoro Azeglio Ciampi pose le condizioni per la riduzione del debito pubblico con un piano straordinario decennale ( mai approvato ), ma con la precondizioni di mantenere l'avanzo e non di aumentare il deficit.Oggi si fa tutto il contrario e si pretende il miracolo italiano ( rectius: la fortuna ) per la riduzione del debito : Roma docet !