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POSTE ITALIANE/ Le "ombre" sulla privatizzazione

Pubblicazione:sabato 10 ottobre 2015

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È finalmente arrivato il tanto sospirato nulla osta della Consob al prospetto informativo predisposto da Poste Italiane S.p.A. in vista della relativa privatizzazione, già in programma da tempo, insieme a FS, ENAV e STMicroelectroncs. Differentemente dalle altre matricole candidate, la società guidata da Caio ha marciato velocemente verso la quotazione in borsa, quasi incurante della situazione di mercato, dove è attesa una volatilità crescente entro la fine dell'anno a causa del giostrarsi di diversi fattori di incertezza (crisi asiatica, effetti dell'imminente rialzo dei tassi da parte della Fed, ecc.), fattori che, se si trattasse di normali logiche di mercato, suggerirebbero verosimilmente una maggiore prudenza, sin dalla campagna pubblicitaria. Lungi dal voler entrare in complicate analisi finanziarie, per le quali tra l'altro non ho competenza, vorrei però esprimere alcune libere considerazioni. 

Dalla cessione di almeno il 40% di Poste, lo Stato potrebbe incassare circa 2,5 miliardi, con possibilità di arrivare fino a 4 miliardi, in base ai generosi range di prezzo ipotizzati in questi giorni dalle banche coordinatrici dell'offerta. Si tratta di somme più che mai essenziali, visto che le stime del Documento di economia e finanza (Def) 2015 prevedono cessioni di quote di aziende pubbliche per almeno lo 0,4% del Pil da destinare alla sostenibilità del debito pubblico: per quest'anno, dunque, l'obiettivo dovrebbe aggirarsi sui 6 miliardi (un terzo dei quali già realizzati lo scorso febbraio con la cessione di una quota di Enel pari al 5,74% del capitale per un corrispettivo di circa 2,2 miliardi). Essendo cifre già "messe a budget", per così dire, la quotazione sembrerebbe più un esito del destino che di una valutazione condotta sulla base di piani industriali e dell'andamento dei mercati.

Per quanto riguarda una delle attività tipiche della società, legata appunto alla consegna della corrispondenza, risulterebbe ancora aperto il dossier relativo al contratto di servizio universale, che ha la funzione di garantire a tutti i cittadini la possibilità di fruire di un servizio di pubblica utilità e che in Italia è riservato a Poste Italiane. La Legge di stabilità 2015 ha ridotto il contributo annuo al finanziamento di tale servizio, introducendo però una misura compensativa che autorizza ad attingere dal fondo di compensazione degli oneri del servizio universale, finanziato dagli operatori postali, per la copertura degli ulteriori oneri non ripianati dallo Stato: una parte del contributo, finora a carico dello Stato, viene così trasferito sul mercato, a scapito degli altri competitor. 

Va detto, a questo proposito, che nel disegno legge sulla concorrenza è prevista la soppressione, a decorrere da metà 2016, dell'attribuzione in esclusiva a Poste Italiane S.p.A. dei servizi inerenti le notificazioni e comunicazioni di atti giudiziari e delle violazioni del codice della strada, ma non saprei quantificarne gli effetti benefici sulla concorrenza, considerata ormai la possibilità di notifica telematica.


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