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Economia e Finanza

FINANZA/ La Grande depressione 2.0 è alle porte

Ci sono alcuni elementi, spiega GIOVANNI PASSALI, che inducono a pensare che sui mercati il peggio debba ancora arrivare, scatenando una nuova Grande depressione

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La Grande depressione 2.0 è alle porte. Secondo Bloomberg, negli ultimi tre mesi, complici i cali sui mercati azionari e sulle materie prime, circa 11 trilioni di dollari (11 mila miliardi di dollari) sono stati spazzati via. Ma il peggio deve ancora arrivare. C'è un grafico (il primo a fondo pagina) che in questo momento sta mettendo in apprensione i gestori di grandi fondi. Riporta l'andamento del rapporto tra il valore delle azioni e il Pil. 

Il valore di un'azione dovrebbe rispecchiare il valore oggettivo di un'azienda. Ma i miei fedeli lettori sanno che, poiché i mercati finanziari sono frattali e il valore delle azioni è soggetto a manovre finanziarie, tale valore assumerà troppo spesso valori eccessivi (al rialzo o al ribasso). Il grafico mostra molto bene questi eccessi, verificatisi soprattutto dalla fine degli anni '90 a oggi, quando l'eccesso di liquidità prodotto consapevolmente e colpevolmente dalle banche centrali è finito prevalentemente sui mercati finanziari. E purtroppo mostra anche che gli attuali valori azionari, nonostante i cali recenti, sono ancora superiori del 40% (nel loro rapporto col Pil) alla loro media storica. Premesso che la media storica non è un dogma (potrà variare nel tempo), è indubbio che occorre attendersi una correzione "significativa", cioè mostruosa rispetto alla sostenibilità del sistema bancario. 

Le banche centrali sembrano dal canto loro attrezzate per tutto ciò che è oggi prevedibile. Ma prima o poi un qualche evento imprevisto porta alla grande fuga da questi mercati e provoca il grande crollo e la conseguente rovina di chi non può fuggire. E chi non può fuggire? Chi opera nel reale, chi usa il denaro per operare nell'economia reale.

Un esempio evidente di questi giorni è quello che sta accadendo ad alcuni colossi delle materie prime. C'è un grande crollo che finora non è andato sulle prime pagine dei giornali, ma sta diventando un enorme campanello d'allarme per i gestori dei fondi. Il crollo è quello del broker di commodities Glencore, portatore di un debito da circa 30 miliardi di dollari. Ora le notizie più recenti danno in gravi difficoltà altri due colossi del settore: Noble Group (colosso asiatico, le cui azioni sono scese del 70% nell'ultimo anno) e Trafigura. Quest'ultima azienda era sfuggita finora ai radar del mercato azionario, perché non è quotata in borsa. Ma la stessa azienda emette i bond per recuperare liquidità sui mercati finanziari. E il secondo grafico mostra il valore di questi bond. I profitti sono in costante calo e il debito totale dell'azienda è di 22 miliardi di dollari. Tre aziende, con un debito complessivo che si aggira sui 70 miliardi di dollari e che hanno un business che movimenta circa 500 miliardi di dollari.

E mettiamoci pure l'euro. "L'euro non funziona" ora è ufficiale. I miei affezionati lettori lo sanno da tempo, ma ora è ufficiale. Questo il senso del messaggio di Peter Praet, capo economista della Bce, nel corso di una conferenza in Germania. Da quando è nato prima il serpentone monetario (anni '90) e poi la moneta unica, la produttività europea è costantemente calata rispetto a quella americana. L'ultimo grafico lo mostra in modo evidente.


COMMENTI
12/10/2015 - Cigno sporco di petrolio (Pittorru Michele)

Liquidità sparita dai mercati, chissà dove è andata, ma è evidente dal fatto che i large investor stanno abbandonando le piazze finanziarie, sembra lo stesso effetto che c'è prima dello Tsunami.... il mare si ritira e, poi arriva il disastro. Il petrolio non ha finito la sua discesa,molti non ancora realizzato bene cosa è successo, i commercial hanno venduto petrolio a man bassa nell'avvitarsi del ribasso improvviso nel 2 sem. 2014 per ricoprire le posizioni, mentre gli hedge fund hanno perso miliardi e miliardi di dollari nel crollo, intanto il mondo è in deflazione da indebitamento (vedi i vari QE) Il petrolio andrà a 12/18 dollari. I fondi hedge non si fidano più e non hanno abbastanza forza per esercitare pressioni rialziste. I fondi che avevano capitali investiti in leva hanno perso tutto, ma questo ancora non lo hanno detto. Arriveranno le notizie. Deutsche Bank e Credit Suisse hanno improvvisi buchi nel capitale, mah chissà cosa sarà, saranno forse i derivati collegati al crollo del petrolio che ha trascinato dietro le commodities, mah..a voi l'ardua sentenza! Il cigno nero che tanti cercano e già arrivato, sta per fare l'ultimo canto, ma non è un cigno nero per una mutazione genetica, è nero di petrolio, di una colata di petrolio che gli è crollato addosso. qualcuno dovrà pagare. by by €uro