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Economia e Finanza

IDEE/ Il patto "impossibile" per far ripartire il Sud

L'ultimo Rapporto Svimez sul Sud non ha interessato veramente nessuno al Nord. Per ANTONIO NAPOLI c’è comunque la possibilità di far ripartire realmente il Mezzogiorno

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Caro direttore, il rapporto Svimez, visto dal Nord, non ha veramente interessato nessuno. Si è notata a un certo punto solo una dichiarazione di Salvini, che ha subito interpretato il “rapporto” come un modo subdolo per poi chiedere altri soldi. Vivo da anni a Milano, e provo - se può essere utile - a descrivere da un punto di vista diverso cosa è oggi il Sud per gli italiani con cui vivo e lavoro.

Inutile dire che qui il dibattito è dominato dai risultati di Expo e dalle prossime elezioni comunali (quelle di Milano, intendo). C’è un fermento e un’eccitazione che mettono una distanza mai conosciuta prima tra questa parte del Paese e il Mezzogiorno. Il Sud non c’è. Non c’è neanche in negativo. La Lega concentra tutti i suoi sforzi sull’emigrazione e la lotta tra poveri, o almeno quelli che ritiene essere i poveri che vivono al Nord.

Così come è inutile dirvi che assisto quotidianamente al via vai di giovani meridionali in cerca di lavoro. Vengono qui, prima di andare più lontano, all’estero. Preceduti da telefonate più o meno accorate di genitori che hanno smesso di pensare e cercare occasioni a casa propria. Come sempre accade, spingono i propri figli a fare ciò che loro non hanno avuto il coraggio di fare.

Hanno idee molto vaghe sul loro futuro. Il primo step è rivolto a trovare luoghi di formazione in grado di dare maggiore certezza di uno sbocco occupazionale. Ma anche per “raddrizzare” percorsi formativi inutili fatti a casa, dove in generale si sono sprecati gli anni migliori. È il primo passo per allontanarsi dal Sud e incominciare a spendere un po’ di soldi - e per le famiglie sono soldi veri, a botta di 20-30.000 euro d’iscrizione all’anno - in master o scuole di alta formazione che dovrebbero recuperare lacune accumulate frequentando scuole e università fintamente parificate che rilasciano titoli uguali a quelle del Nord.

Il secondo scoglio diventa subito quello della conoscenza a un certo livello delle lingue e dell’informatica. Niente. Non ce la si fa. Nonostante da anni lo si dica in tutte le salse, niente, i nostri giovani arrivano praticamente analfabeti in inglese e in nuove tecnologie. Certo, grandi conoscitori e frequentatori di social, ma tutto si ferma lì o poco di più.

Quelli che superano questi ostacoli, diciamo anche i pochi che li superano, sono i candidati a restare qui e a non tornare. Sono i candidati a entrare nella classe dirigente del Paese. Occuperanno posti che il Sud non ha più. Per proiezione di reddito futuro, per gratificazione sociale, per prospettiva di carriera. Quindi quando si dice “tornate” bisognerebbe anche dire a fare cosa.

E qui vorrei arrivare al punto che considero centrale. In 25 anni abbiamo decapitato completamente ogni centro direzionale presente nel Mezzogiorno. In ogni campo. Non c’è più una direzione generale di una banca, di un’industria, di una grande società di servizi. Non c’è più un centro di comando di una qualsivoglia struttura economica, finanziaria, di ricerca, di servizi. A cosa dovrebbero candidarsi i nostri giovani migliori? Tutti a diventare imprenditori e creatori di start-up, se leggiamo con attenzione i vuoti programmi di chi ha sempre la soluzione in tasca.