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Economia e Finanza

FINANZA/ Una "tempesta perfetta" sta per investire l'Italia

Nel mondo si teme la tempesta perfetta che può colpire i Paesi emergenti. Per GIUSEPPE PENNISI l’Italia non ne sarebbe affatto al sicuro, visto il livello del suo debito pubblico

Christine Lagarde (Infophoto)Christine Lagarde (Infophoto)

A Lima, dove si è tenuta l’assemblea annuale del Fondo monetario internazionale e del Gruppo della Banca mondiale - per tradizione l’assise si tiene ogni tre anni non a Washington (dove le due istituzioni hanno la sede centrale) ma nella capitale di un altro Stato membro) -, il ministro dell’Economia e delle Finanze dell’Italia, Pier Carlo Padoan, ha presentato il quadro di “una ripresa (dell’Italia) superiore alla aspettative”. È suo compito rassicurare i mercati e, per così dire, tenere alto il morale delle truppe. Analogamente, la Managing Director del Fondo non ha fatto cenno ai problemi che affliggono l’organizzazione, ma al fatto che per la prima volta da quando si tengono statistiche sul tema, meno del 10% dell’umanità è in povertà assoluta.

Tuttavia, nei corridoi del Museo de la Naciòn, dove si sono svolti i lavori, l’Italia è stato uno dei temi di preoccupazione, soprattutto non c’è stato l’assordante silenzio sul debito sovrano nostrano che permea il Documento di economia e finanza (Def) e di cui non parla la stampa italiana. Anche il mondo accademico sembra scansare il tema: al seminario di una giornata sulla politica economica italiana tenuto all’Università di Roma Tre il 9 ottobre, solamente in chiusura due economisti, ormai in pensione, hanno sollevato il tema, dopo otto ore di dibattito di economisti più giovani e di rappresentanti delle forze di governo e di opposizione.

Perché del debito italiano si è parlato più a Lima che a Roma? Nella capitale del Perù, all’assemblea delle istituzioni create nel 1944 a Bretton Woods, l’aria che tirava (e le associate preoccupazioni) era di “tempesta perfetta” che starebbe per abbattersi sulla finanza internazionale. Stephen Jen, un ex- dirigente del Fondo che ora gestisce un hedge fund a Londra, parla dell’esplosione della terza bolla finanziaria in pochi anni: prima quella dei prestiti subprime negli Usa, poi quella del “debito sovrano” europeo e ora quella del “riflusso” dei capitali dai Paesi emergenti verso lidi più sicuri. Un riflesso rapido e che il Fondo non è in grado di gestire: da cinque anni opera quasi esclusivamente nell’eurozona (anche perché il resto del mondo sembrava crescere in relativa tranquillità). Oltre due terzi della sua esposizione finanziaria, ossia di suoi prestiti, è nell’eurozona. Resta ben poco per eventuali operazioni di salvataggio nel resto del mondo.

Non è solo o principalmente il debito sovrano a causare fibrillazioni cardiache: negli ultimi dieci anni, l’indebitamento “corporate” di imprese dei Paesi emergenti è cresciuto da 4 a 18 trilioni di dollari: la Malesia, la Repubblica del Sudafrica, e la Turchia vengono indicate come i Paesi le cui grande imprese si sono indebitate a breve termine sino al collo, spinte dai bassi tassi d’interesse, e possono esplodere da un momento all’altro anche perché l’apprezzamento del dollaro esporta deflazione, quindi una contrazione, per molti tutt’altro che “felice” dell’economia reale.


COMMENTI
02/03/2016 - I mercati, la crescita e la tempesta perfetta... (Lorenzo ROMANO)

Insomma tutti protesi a cercare la crescita e nessuno guarda indietro! Non è che manca il lavoro ovvero la produzione, né il consumo e nemmeno la parcella (tasse) per il sostegno della spesa pubblica, il guaio è che tutta la produzione importante fu concentrata nell'est asiatico portando lì specialisti, progetti, macchine e soldi arricchendo in prima istanza la Cina e altri quali il Vietnam da qualche anno leader in telecomunicazioni. . L'occidente, quindi, è stato depauperato della produzione e di conseguenza manca il lavoro ma se manca il lavoro manca il consumo delle famiglie - che rappresentano almeno l'80% dei "consumer" - gli scambi si contraggono e si attestano sulla spesa minima arrivando al sub mercato urbano (scambi su marciapiedi). Allora tutta l'economia occidentale (la crescita) va a farsi benedire... . Questo accade perché il sistema economico neoliberista è fallace proprio sulle sue virtù principali escludendo di fatto i consumatori. Esso favorisce solo gli investitori e crea un giro pericolosissimo che sta mettendo in crisi anche la Cina che la subisce riflessa sul suo carnet di contratti. La Cina ora sta tentando di diversificare il proprio portafogli: non più solo produttore ma espandendosi come investitore e consumatore. Una situazione mooolto imbarazzante per gli economisti occidentali! . Non è importante la quantità di soldi che circolano, quanto la velocità degli scambi e le banche ne sono un freno! . Da libro "New Economy & Socialismo"

 
12/10/2015 - Si spieghi meglio (Top60 Siton)

E dunque il debito sovrano nell'ambito del reflusso, come causerebbe la tempesta perfetta? Mi scuso con l'autore ma non l'ho capito

RISPOSTA:

Chiedo retoricamente cosa avverrebbe al debito sovrano (quale quello italiano) se il deflusso dei capitali dai Paesi emergenti scatenasse una tempesta finanziaria. (Giuseppe Pennisi)