BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Il "cocktail" che spaventa i mercati

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Tornando al quadro globale, per il Fmi «le politiche delle Banche centrali devono rimanere accomodanti» per il timore che eventuali mosse di contrazione possano innescare una nuova ondata di instabilità che vedrebbe salire i prezzi delle obbligazioni ma collassare quelli degli assets. Per Vinals, «i premi di rischio potrebbero decomprimersi in maniera disordinata, causando un circolo vizioso di svendite e redenzioni, esacerbando la volatilità». In parole povere, il Fmi ha detto chiaramente alla Fed di non azzardarsi ad alzare i tassi entro fine anno e a Bce e Bank of Japan di proseguire con i loro programmi di stimolo senza precedenti: insomma, il doping della stamperia e dei tassi a zero deve proseguire, lo vuole madame Lagarde. Questo perché «gestire ogni possibile esplosione di contagio finanziario richiederà un uso giudizioso di tutti i cuscinetti politici a disposizione».

Ma giovedì sera è arrivata la conferma, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la Fed non ha assolutamente bisogno dei consigli del Fmi, sa benissimo che se alza i tassi viene giù tutto. A confermarlo le minute della riunione di settembre del Fomc, il comitato monetario, rese note appunto giovedì sera e dalle quali si evince che «la Federal Reserve non ha deciso di alzare i tassi di interesse in quanto l'impatto del rallentamento dell'economia mondiale ha reso opportuno attendere tempi migliori, complici le preoccupazioni sull'andamento dell'inflazione». Di più, parecchi delegati del Fomc hanno espresso timori sull'impatto del rallentamento della crescita economica in Cina sugli Usa, sul rafforzamento del dollaro, che viene citato per ben 25 volte nelle minute e sul calo dell'inflazione che viene prevista sotto il 2% entro la fine del 2018. Numerosi membri del Fomc, in particolare, si legge nei verbali, «hanno riconosciuto che i recenti sviluppi globali economici e finanziari possano aver accresciuto i rischi di un calo dell'attività economica in una certa misura, il che include anche l'apprezzamento del dollaro, un calo dell'export e dell'inflazione».

Insomma, «dopo aver valutato le prospettive dell'attività economica, del mercato del lavoro e dell'inflazione e dopo aver valutato le incertezze legate alle prospettive, tutti, a eccezione di uno, hanno concluso che, sebbene l'economia americana si sia rafforzata, le condizioni dell'economia non legittimavano un aumento nella gamma dei target per i tassi Fed fund nell'incontro».

Al Fmi stiano tranquilli. Tanto più che con un un comunicato su Twitter in occasione proprio del meeting del Fmi a Lima, venerdì pomeriggio Mario Draghi ha fatto sapere che «la Bce è pronta a usare tutti gli strumenti disponibili di fronte agli sviluppi dell'economia, e può variare la composizione, durata e dimensione del Qe». E ancora, quasi a voler ricalcare la tesi del Fondo monetario, «con i rendimenti dei bond soggetti ad alta volatilità, in Paesi ad alto debito in particolare devono fare attenzione ai rischi collegati a un'inversione di tendenza degli attuali bassi tassi d'interesse». E come? Ve lo dico io, non perché sia un genio, ma perché leggo quantità di report infinita e proprio giovedì scorso ne è arrivato uno fresco fresco di Pimco, principale fondo obbligazionario al mondo (1,52 triliardi di dollari di assets in gestione), casualmente dedicato al Qe della Bce e al suo ampliamento e rimodulazione in fatto di acquisti.

Qual è la ricetta del gigante Usa? Semplice, il focus deve cambiare e indirizzarsi verso i bond sovrani della nazioni europee con debiti e deficit più alti, insomma i periferici. Per Andrew Balls, capo dell'investiment di Pimco a Londra, «la Bce deve aumentare i suoi acquisti di debito periferico e ridurre quelli di Bund a basso rendimento, perché la prima categoria è più ampia e più liquida anche del mercato corporate europeo». Vedrete che, magicamente, alla prossima riunione del Comitato monetario, la Bce riammetterà il debito greco tra le securitires eligibili all'acquisto. Come ci mostra il grafico qui sotto, il mese scorso la Bce ha acquistato debito per altri 51 miliardi di euro, mentre le detenzioni di covered bonds sono salite di 10,1 miliardi di euro e quelle di Abs solo di 1,9 miliardi di euro. A oggi, l'Eurotower ha già comprato 54,8 miliardi di debito pubblico italiano e e 39,3 miliardi di debito pubblico spagnolo: capito perché lo spread è basso? Inoltre, in novembre la Bce andrà front-load, ovvero aumenterà gli acquisti per tamponare la scarsa liquidità del mercato tipica di dicembre e del periodo delle festività.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >