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SPY FINANZA/ Il "cocktail" che spaventa i mercati

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Anche perché se Mario Draghi non espande il volume di intervento del programma, mantenendo la pianificazione attuale gli acquisti totali saranno pari all'11% del Pil nominale dell'Ue del 2014, contro il 21% ottenuto dalla Bank of England con il suo Qe e il 25% della Fed. Entro fine mese, poi, la Bank of Japan riunirà il suo comitato monetario per decidere il destino dell'Abenomics: state certi che si andrà avanti e con volumi di acquisto maggiore, visto che il gigante Japan Post sta scaricando debito pubblico nipponico e la BoJ non vede l'ora di comprarlo. Insomma, il quadro che il Fmi offre del sistema finanziario è quello di un'assuefazione mortale alla liquidità a basso costo che ora comincia a mostrare segni di allarme di fronte all'ipotesi di una contrazione delle politiche monetarie derivanti dal rialzo dei tassi, la fine di condizioni benigne durate per almeno sei anni ininterrotti e che ora stanno per evaporare, come ci mostra la contrazione del ciclo del credito nei mercati emergenti.

Per il Fmi, «alcuni mercati mostrano chiari segnali del fatto che le condizioni di liquidità siano peggiorate e che le politiche monetarie accomodanti utilizzate finora stiano solo mascherando i rischi sottostanti»: basti pensare, in effetti, alla volatilità estiva sul mercato azionario o alle fughe di capitali quasi senza precedenti dai mercati emergenti. Per l'istituto, «la sfida è quella di aggiustare in maniera indolore abnormi condizioni di mercato verso un nuovo ambiente», ma non si nasconde il fatto che alcuni eventi di credito accadranno comunque, visto che una serie di default sul debito e di bancarotte sono ritenute certe in Cina. Ma non solo, perché «se i governi dei Paesi sviluppati hanno preso le giuste decisioni per rafforzare le loro finanze pubbliche e ridurre il debito estero, il grado di leverage di banche e aziende potrebbe ora riportarli a terra, vanificando gli sforzi». Inoltre, «molti governi sovrani potrebbero perdere il loro status di investment grade per i downgrade delle agenzie di rating», come accaduto a settembre al Brasile, la più grande economia dell'America Latina ora con valutazione "spazzatura": prima e ovvia conseguenze, maggiori difficoltà e costi più alti del finanziamento.

Il cocktail di rischi finanziari, inoltre, va a unirsi a una crescita anemica, visto che proprio le previsioni del Fmi vedono il Pil globale al 3,1% quest'anno, il livello più basso da cinque anni a questa parte. Per l'istituto, «la bassa crescita nominale potrebbe mettere pressione su governi e bilanci privati troppo esposti al debito, facendo salire i rischi legati al credito. I tassi di default nel settore corporate saliranno, soprattutto in Cina e questo farà crescere le tensioni finanziarie con implicazioni dirette sulla crescita». Per evitare sgradevoli sorprese, il Fmi ha invitato le autorità a prestare molta attenzione all'industria dell'asset management e ad aumentare i requisiti di capitale per le banche dei mercati emergenti, chiaro sintomo di un qualcosa che è già in atto sottotraccia e che non si può chiamare con il suo nome per paura di reazioni esagerate e disordinate del mercato. «Ciò che vogliamo ottenere è una normalizzazione delle condizioni finanziarie e delle politiche monetarie che vada a braccetto con la sostenuta ripresa economica. In gioco c'è il 3% del Pil globale», ha concluso Vinals.

E che i rischi, seri, ci siano ce lo confermano anche altre due notizie. La prima è che Morgan Stanley, uno dei 22 primary dealers che tratta direttamente con la Fed per piazzare il debito Usa, ha guarda caso sentito il dovere di far sapere a Bloomberg che «i nostri clienti cominciano a discutere della possibilità che i banchieri centrali ricomincino ad acquistare obbligazioni o taglino i tassi di interesse in negativo dopo il dato sull'occupazione non agricola Usa. Come azienda raccomandiamo di comprare Treasuries a medio termine». La seconda è ancora peggiore, perché se Morgan Stanley ha semplicemente fatto dire ai suoi clienti ciò che pensa e sa, ovvero che la Fed deve operare il Qe4 o mandare i tassi almeno a -1,5%, la banca inglese Hsbc nel suo ultimo report si è chiesta se «l'America si sta trasformando in Europa, o forse nel Giappone?», tagliando di netto le previsioni del Pil statunitense a 10 anni dal 2,8% all'1,5%!

Alla faccia della ripresa economica obamiana, quella di cui vi ho parlato giovedì scorso e che è esistita veramente soltanto per Wall Street. Ormai siamo nel mondo pianificato e drogato delle Banche centrali, il libero mercato è morto e sepolto. 



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