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MANOVRA/ Borghi: così il governo va contro la Costituzione (e gli italiani più deboli)

Pier Carlo Padoan Pier Carlo Padoan

In questo momento in Europa stanno sforando tutti. Dopo la solita pantomima, è possibile che si arriverà a un compromesso. Fatto sta che siamo alla fase tipica dei venditori di tappeti: il primo prezzo sparato è altissimo, e poi si fa passare il secondo prezzo, un po’ più basso, come una grande opportunità e un grande risultato. Alla fine arriverà il sofferto sì da parte di Bruxelles, e si andrà avanti come si è fatto finora.

 

Perché intanto non si parla più di spending review?

Non è una grande novità che le spending review siano state messe in soffitta. Dopo i commissari Bondi, Cottarelli e Gutgeld, ci si scontra con un dato di fatto banale: i tagli alla spesa vanno a incidere sempre sui redditi di qualcun altro.

 

Quindi lei lascerebbe la spesa pubblica ai livelli attuali?

La vera spending review avrebbe dovuto tagliare i miliardi dei Fondi Salva Stato. Le somme non dovute regalate dall’Italia agli altri Paesi impattano direttamente sull’indebitamento di ministeri e Bankitalia. Sono soldi caricati sul bilancio, ma che non ci portano nessun beneficio perché non vanno in circolo nel nostro Paese. I tagli alla sanità al contrario hanno effetti negativi per l’economia italiana.

 

In che modo?

Oltre a intervenire su servizi che sono vitali per i cittadini, comportano riduzioni del personale come è avvenuto in Toscana. In questo modo si aumenta la disoccupazione, e quindi non si va da nessuna parte. Tanto più che nella maggior parte dei casi i tagli sono scaricati vero il basso, cioè verso Regioni e Comuni.

 

(Pietro Vernizzi)

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