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SPY FINANZA/ La festa col "trucco" della Borsa cinese

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Qualcosa si muove, ma non fatevi ingannare, potrebbe essere l'inizio di una fase ancora peggiore di turbolenza. Le Borse cinesi, infatti, ieri hanno festeggiato col botto la nuova settimana grazie alle misure di stimolo volute dal governo e all'avvio di una riforma del sistema delle telecomunicazioni. La Banca centrale ha annunciato, durante il weekend, che intende sviluppare un programma pilota per incrementare le possibilità di prestito delle banche: il piano, attualmente in vigore nelle aree di Shandong e Guangdong, permette agli istituti di credito di dare in pegno assets per assicurare prestiti dalla Pboc e ora sarà allargato a nove province, comprese Shanghai e Pechino. «Il mercato ha interpretato la decisione come la volontà della Cina di avviare un Quantitative easing alla propria maniera», ha commentato a Marketwatch Jacky Zhang, analista di Boc International. 

Contestualmente, China Telecom, China Unicom e China Mobile sono rimbalzate, rispettivamente, del 6,3%, del 5,7% e del 2,2%, dopo che i media locali hanno scritto che una società a controllo statale inietterà fondi in una newco che sarà controllata dai tre gruppi di Tlc e China Reform Holdings Corp. sborserà oltre 10 miliardi di yuan (1,58 miliardi di dollari) per acquisire il 6% di China Tower Corp (la newco): quest'ultima nasce per sviluppare il progetto delle stazioni che permetteranno ai veicoli elettrici di ricaricarsi, stando a quanto riportato dal giornale di partito Shanghai Securities Journal. A questo si aggiunga che China Reinsurance Corp. sta pianificando di raccogliere fino a 2 miliardi di dollari per avviare la maggiore ipo a Hong Kong dal crollo dei listini iniziato lo scorso giugno: solo quest'anno HK ha raccolto già 21 miliardi attraverso quotazioni di nuovi titoli, record mondiale, nonostante un terzo trimestre molto sotto tono. 

Nel frattempo, la Cina si è mossa anche sul versante monetario: per il settimo giorno consecutivo la Banca centrale ha stabilito una banda di oscillazione più stretta per il cambio dello yuan contro il dollaro (che può oscillare in una fascia fra +2% e -2%) per frenare l'emorragia di capitali dal Paese: quindi oggi lo yuan onshore (scambiato all'interno del Paese) è ai livelli massimi (6,3324) contro il biglietto verde da quando è avvenuta l'ultima svalutazione, l'11 agosto. 

Formalmente, quindi, la Pboc ha lanciato il suo Qe, ma questo potrebbe non rappresentare una buona notizia, bensì l'innesco per l'esplosione di un'altra bolla, nata proprio dal boom della precedente: con il tonfo della Borsa, che solo da giugno ha bruciato 5 triliardi di dollari di capitalizzazione, moltissimi investitori cinesi hanno dato vita alla rotazione verso il mercato obbligazionario corporate interno, creando i presupposti per un nuovo focolaio di tensione finanziaria.

La situazione è già ora così palesemente insostenibile che Commerzbank quota al 20% la possibilità di uno schianto dell'obbligazionario entro fine anno, quando soltanto a giugno era allo 0%. Ma anche analisti cinesi mettono in guardia: la Industrial Securities e la Huachuang Securities parlano chiaramente di un rally andato fuori controllo, con i prezzi al massimo da sei anni e le emissioni salite a livello record. Il tutto in netto contrasto con la cautela che sta caratterizzando il mercato, visto che la sell-off patita dal comparto obbligazionario corporate a livello globale ha spedito i rendimenti al massimo da 21 mesi e i traders di derivati sul credito stanno chiedendo il prezzo massimo da due anni per assicurarsi contro le perdite di securities governative cinesi. 


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