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Economia e Finanza

RISIKO/ Ubi e Banco Popolare studiano una cintura di sicurezza reciproca

Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare (Infophoto)Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare (Infophoto)

Una visione oggettivamente meno facile della situazione è stata invece confermata, ieri sera, dopo che l’amministratore delegato della Popolare, Francesco Iorio, è stato ricevuto dal sindaco di Vicenza, Achille Variati, accompagnato dalla giunta. “Un incontro importante il manager è conscio della situazione e merita fiducia”, ha detto Variati, sindaco di centrosinistra ed ex funzionario di banca. Ma ha aggiunto: “Se non riuscirà l’aumento di capitale ci è stato detto che la banca di fatto morirà”. Di qui la “fiducia” espressa dalla giunta al manager, che ha nuovamente promesso di voler incontrare i soci “in assemblee pubbliche”. Ma di assemblee, in provincia di Vicenza, se ne stanno susseguendo da settimane.

Centinaia di soci stanno studiando azioni di tutela mano a mano che diventa meno incerta la prospettiva di forti perdite da parte di tuti i 117mila azionisti della banca: quelli che in teoria sarebbero chiamati a sottoscrivere la ricapitalizzazione. Anche “Il Giornale di Vicenza”, principale organo di informazione della città e della provincia, ha ipotizzato una svalutazione dell’azione dai 48 euro nominali correnti a 16 euro: sarebbe questo il possibile valore di emissione delle nuove azioni (ma altre stime sono meno generose).

Fino allo scorso maggio il titolo valeva nominalmente 62,5 euro. Sicuramente alcuni soci lo hanno acquistato a questo prezzo (alcuni indebitandosi con la banca), ora tutti sono impossibilitati a venderlo anche a 48: la Popolare di Vicenza non è quotata in Borsa e non può certo ricomprare azioni o anche solo intermediarle. L’aumento di capitale ha la garanzia importante di UniCredit e - al momento - resta in calendario per la primavera, dopo la trasformazione in Spa della banca e con la prospettiva della quotazione in Borsa. Ma nei fatti tempi e modi del turnaround restano indefiniti.

A Vicenza più di qualcuno immagina un aumento di capitale non preceduto dalla quotazione e forse addirittura seguito dall'approdo al listino solo a distanza di tempo: per attutire il più possibile il taglio del valore, favorire il buon esito dell’aumento e pilotare l’atterraggio meno duro possibile in Borsa. Ma il punto di vista dei vecchi investitori non può essere ovviamente quello dei nuovi: che invece sarebbero rassicurati da una quotazione preliminare in Borsa, al fine di far emergere un valore trasparente del titolo. Se questo avvenisse prima dell’aumento di capitale è tuttavia prevedibile un crollo marcato del valore al listino e come conseguenza il massimo impatto dell’aumento nel diluire la vecchia compagine proprietaria, dando spazio alla nuova.

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