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SPY FINANZA/ Il nuovo "rompicapo" cinese per i mercati

Pubblicazione:mercoledì 14 ottobre 2015

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Inoltre, nei dati appena esposti non sono incluse altre tipologie di finanziamento, come ad esempio gli swap valutari, molto importanti in questi anni per Brasile e Argentina: avendo dati solo sulle riserve lorde e non nette delle varie nazioni, quei contratti derivati non figurano, così come gli accantonamenti che dovrebbero imporre. Insomma, anche se l'indebitamento appare moderato in base agli standard storici, se davvero ci fosse stata sottovalutazione di quei prestiti e della loro entità, questo potrebbe innescare un'altra fase della crisi dei mercati emergenti. Oltretutto in un momento in cui i grandi fondi pensione, i fondi sovrani e le società assicuratrici stanno abbandonando quei mercati: solo i fondi pensione, a livello globale, pesano per qualcosa come 35 triliardi di dollari di investimenti. 

Solo dal 2013 a oggi hanno pompato liquidità per oltre 50 miliardi di dollari in quei mercati attraverso l'acquisto di titoli e debito, stando a dati dell'Institute of International Finance. Istituto che ha predetto per quest'anno il primo outflow di capitali dagli emergenti dal 1988 e che stima come i venditori istituzionali abbiano pesato per il 75% dei 40 miliardi di dollari già rimpatriati da giugno a ora. 

Già ora il trend di investimento è in calo, visto che stando a dati di JP Morgan, i cosiddetti investitori strategici hanno completato accordi sul debito emergente per 17,4 miliardi quest'anno, meno delle recente media annuale di 25 miliardi. Di più, se il flusso di capitale degli strategici è ancora positivo per l'anno in corso, è divenuto negativo nel terzo trimestre per la prima volta dal 2008, con -650 milioni di dollari. Attenzione a quanto accade sotto la crosta della crisi in atto, potrebbe farci male. 



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