BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BANCHE E POLITICA/ Baretta ad Azzi: entro l'anno la riforma Bcc

Pubblicazione:venerdì 16 ottobre 2015

Il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta (Infophoto) Il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta (Infophoto)

A Bolzano potrebbe essere basato un “sottogruppo” l’ha chiamato - a voce, durante il seminario parlamentare - il capo della Vigilanza della Banca d’Italia Carmelo Barbagallo: non ancora con il valore di un’ipotesi tecnica formalizzata, ma certamente come proposta impegnativa, chiaramente finalizzata ad agevolare la ricerca dell'unico tassello ancora mancante al puzzle dell’autoriforma.

Se infatti un “sottogruppo” è immaginabile nell’Alto Adige - Provincia autonoma di una Regione a Statuto speciale - potrebbe sorgere anche nel gemello Trentino: cioè nell’énclave forse più forte e strutturata sulla mappa del Credito cooperativo italiano. È la componente che ancora deve entrare nella “condivisione finale” dell’autoriforma già sottoscritta da tutte le altre federazioni territoriali. Ed è un mondo - quello che ruota attorno all’Unione e alla Cassa centrale di Trento-  che non ha rinunciato a tenere sul tavolo l’opzione di un riassetto policentrico. Giunge a questo punto la prima ipotesi risolutiva ventilata da via Nazionale in quello che è sembrato un confronto pubblico finale fra tutte le parti in gioco: due “sottogruppi” agganciati al Gruppo Nazionale.

Barbagallo ha in ogni caso ritenuto opportuno richiamare un vincolo costituzionale, anche per giustificare come nelle conclusioni del suo intervento agli atti compaia ancora il plurale “gruppi”: un’indicazione stretta sul “gruppo unico” nel decreto - ha avvertito - potrebbe creare “problemi” con i poteri riconosciuti in campo bancario dallo statuto autonomo della Regione Trentino-Alto Adige, somma delle due uniche Province autonome italiane. Una situazione che - sempre informalmente - secondo la Banca d’Italia non esclude in linea di principio la nascita di un gruppo bancario distinto da quello nazionale: ma - ha sottolineato Barbagallo - questa entità non potrebbe avere operatività fuori regione. Di conseguenza sembra esclusa ogni  “campagna acquisti” presso Bcc di altre regioni, mentre pare trutture bancarie e associative del credito cooperativo nelle due province.

Su tutto il restante pacchetto dell’autoriforma - almeno confrontando gli interventi di Azzi e Barbagallo - è difficile trovare differenze, mentre è puntuale trovare sintonie e convergenze: certamente sulla motivazione di politica creditizia che ha spinto lo scorso gennaio il governo al decreto sulle Popolari Spa, che ha innescato il pressing per l’autoriforma Bcc. L’uscita dalla grande crisi bancaria e la nuova supervisione nell’eurozona chiedono alle Bcc un salto di qualità nella governance e nella solidità del sistema, in particolare sul versante patrimoniale. Di qui i cardini del progetto di autoriforma uscita dal confronto fra Federcasse, Bankitalia e Tesoro: Bcc non più “monistiche” ma collegate da una rete di corresponsabilità e di presidi di gruppo all’insegna della "meritevolezza"; una capogruppo Spa, quotata in Borsa e aperta (fino al 49%) a nuovi soci, fra i quali Azzi ha subito chiamato gli attuali soci delle Bcc (1,2 milioni) e “investitori pazienti e vicini alla solidarietà intergenerazionale propria del Credito cooperativo” (riferimento trasparente alle Fondazioni bancarie).

 

Cliccando qui potrete trovare l'interverto integrale del Presidente Federcasse, Alessandro Azzi, e cliccando qui quello del Capo Dipartimento Vigilanza della Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, al Seminario istituzionale sulla riforma delle banche di credito cooperativo organizzato congiuntamente dalle Commissioni Finanze di Senato e Camera.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.