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BANCHE E POLITICA/ Baretta ad Azzi: entro l'anno la riforma Bcc

Pubblicazione:venerdì 16 ottobre 2015

Il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta (Infophoto) Il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta (Infophoto)

“Il governo ritiene che si debba concludere rapidamente la discussione sulla riforma delle Banche di credito cooperativo per poter varare entro l'anno, come richiesto dalla Commissione europea, un decreto che sia largamente condiviso”. Lo ha detto il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta in un seminario congiunto indetto ieri dalle commissioni Finanze della Camera e del Senato. Una sorta di sollecito bipartizan da parte del Parlamento al Governo: a Palazzo Madama la commissione è guidata da Mauro Marino (Pd), a Montecitorio da Maurizio Bernardo (FI). “È un anno che si discute della riforma”, ha riconosciuto Baretta, che ha promesso “una rapida conclusione”: raccomandando ancora “il massimo dell’unità e della condivisione”.

Una sottolineatura di sostanza, quasi a spiegare il perché a metà ottobre il Tesoro non abbia ancora emanato un decreto atteso già per l’inizio di settembre: dopo che Federcasse aveva puntualmente approvato il proprio progetto di autoriforma a fine luglio. Un ritardo che aveva suscitato l’apprensione dei vertici nazionali.

“L’Unione Bancaria, e forse soprattutto il mercato globale, esigono oggi una forza ancora maggiore e non può che essere una forza unitaria. Noi l’abbiamo! E non è soltanto una voce di bilancio, come per altri, ma il frutto di centotrent’anni di storia e di storie in comune”. Così il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, nell’intervento d’apertura, ha ribadito senza minime esitazioni l’opzione senza alternative contenuta nel progetto di autoriforma su cui il consiglio generale si è pronunciato a maggioranza schiacciante: un gruppo unico nazionale per il Credito cooperativo nazionale; un percorso di modernizzazione strutturale di una mutualità antica ma - ha ricordato Azzi - resistente ed efficiente anche dopo il primo tuffo in Europa (con il Testo unico del 1993). “La frammentazione - ha scandito con forza - non solo indebolirebbe tutto il sistema e affievolirebbe la capacità di stare sul mercato, ma porterebbe anche a una nefasta concorrenza interna e al rischio di escludere una parte delle Bcc (quella più debole). L’unità del sistema, invece, integrando un più efficace presidio del rischio, una razionalizzazione dei costi, una dimensione maggiormente idonea ad attrarre capitali esterni, una rilevante capacità di investimento, appare - oltre che una condizione di coerenza storica - un presupposto irrinunciabile di sostenibilità e di competitività nel medio/lungo periodo”. Ogni alternativa appare rischiosa: “Stabilità e competitività che non possono essere mantenute e garantite se la Capogruppo non è in grado di gestire (anche facendosene carico) la dinamica 'patrimoniale' delle 371 Bcc italiane - che incide sul loro sviluppo così come sulle loro difficoltà - assicurando, al contempo, i necessari investimenti in prodotti e servizi evoluti”.

Una sola “biodiversità territoriale” resta prevista fin dall’inizio nel progetto Federcasse:  che “il sistema delle Casse Raiffeisen dell’Alto Adige possa costituire, nel rispetto delle particolarità culturali e lingustiche radicate in quel territorio, un proprio gruppo provinciale, il quale potrà eventualmente fare sistema con il Gruppo Cooperativo unitario stipulando appositi contratti di solidarietà e di servizio”. 


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