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SPY FINANZA/ Le nuove "prove di forza" tra Usa e Russia in Medio oriente

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Sia i curdi che le milizie sciite, inoltre, stanno ricevendo supporto anche dall'Iran, quindi se la Russia ricevesse luce verde per bombardare in Iraq si aprirebbe uno scenario di enorme portata: primo, perché si amplierebbe ancora la sfera di influenza russa in Medio Oriente, con più che probabile irritazione da parte di Washington e, secondo, di fatto Teheran completerebbe la sua operazione di controllo sull'Iraq. 

Possibile? Logisticamente sì, già adesso e senza bisogno dell'arrivo della portaerei russa. La base siriana di Latakia da cui stanno partendo i raid russi, infatti, garantisce già oggi un posizionamento strategico per arrivare in Iraq, come ci mostra la prima cartina a fondo pagina, anche se potrebbe necessitare il dispiegamento di risorse ulteriori. Parlando in termini molto chiari, i potenziali obiettivi in Iraq rientrano nel range sia delle forze navali già presenti nel Mar Caspio, sia dei caccia Su-24 e Su-34 operativi a Latakia in Siria, presso la base aerea Bassel al Assad. Con dei rifornimenti in volo, anche la questione del tempo di conduzione maggiore per le operazioni potrebbe essere risolta. Le navi russe, inoltre, hanno già lanciato 26 missili da crociera su obiettivi siriani dal Mar Caspio, sorvolando gli spazi aerei sia iracheno che iraniano: di fatto, sarebbe ancora più semplice per i vascelli da guerra colpire obiettivi in Iraq. 

La soluzione ideale per evitare missioni con voli a lungo raggio sarebbe poi quella di installare delle basi aeree russe proprio in territorio iracheno, visto che ci sono molte runaways inutilizzate e che l'esperienza siriana ha dimostrato come i russi siano perfettamente in grado di creare dal nulla una base aerea in meno di un mese. C'è però un problema, ovvero che un simile sviluppo imporrebbe personale russo da portare in quella base per i sistemi di supporto logistico e per garantire protezione alle forze armate presenti: al netto della recessione in atto, delle sanzioni occidentali e del basso prezzo del petrolio per finanziare il budget, Mosca potrebbe però ritenere troppo onerosa un'operazione del genere, di fatto un investimento anche per la futura sicurezza dell'Iraq post-Isis. 

Ma c'è di più e dell'altro, ovvero ciò che è rappresentato dalla seconda cartina a fondo pagima: ovvero, il fatto che dispiegare assets miliari in territorio iracheno spingerebbe i russi sempre più vicino alle operazioni e agli assets Usa in Iraq, facendo aumentare le tensioni tra Mosca e Washington e anche la possibilità di potenziali incidenti sul terreno e in aria. La presenza statunitense sul suolo iracheno potrebbe quindi portare Mosca a decidere di non utilizzare forze e assets di terra, ma senza la presenza di queste e senza poter lavorare fianco a fianco "boots on the ground" con le forze irachene anti-Isis, la Russia potrebbe dover affrontare notevoli difficoltà nel coordinamento tattico con gli alleati dislocati sul suolo, un qualcosa che potrebbe rendere meno efficaci anche i raid aerei. 

In Siria, le forze a terra russe sono molto limitate, visto che l'esercito leale ad Assad funziona come raccordo tra le truppe e i velivoli russi, fornendo intelligence e informazioni dirette sui bersagli. In Iraq questo tipo di interazione con le forze di sicurezza sarebbe molto più difficile e dispiegare truppe di terra in un teatro dove sono già operative truppe americane potrebbe creare conflitti e tensioni pericolose. 

 

 


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