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SPY FINANZA/ Le nuove "prove di forza" tra Usa e Russia in Medio oriente

La Russia potrebbe portare avanti la sua lotta all'Isis anche in Iraq, dove sono presenti da molto più tempo anche le forze Usa. L'analisi di MAURO BOTTARELLI

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Mi tocca tornare sull'argomento Russia e Medio Oriente per il secondo giorno di fila e me ne scuso con voi, ma gli accadimenti di questi ultimi giorni sono molti e vale la pena raccontarli per capire davvero fino in fondo cosa sta accedendo nello scenario più caldo a livello globale. Giovedì era filtrata l'indiscrezione in base alla quale Mosca sarebbe stata pronta a inviare al largo delle coste siriane la sua unica portaerei, la "Ammiraglio Kuznetsov", di fatto solo la sesta volta che il vascello veniva schierato in ambiti operativi. Ieri l'ufficio stampa della Flotta del Nord della Marina russa ha negato che questo stia accadendo, visto che la portaerei si trova ora in manutenzione nel porto settentrionale russo di Murmansk, al termine della quale verrà dispiegata per operazioni di addestramento di routine nel Mare di Barents. Prendiamo per buona la smentita, anche perché vista la stazza del mezzo in questione, se nelle prossime settimane dovesse palesarsi dalle parti del Mediterraneo penso che verrebbe notata. 

Più pesanti, invece, le novità arrivate ieri dal campo. Stando alla Bbc, infatti, la Turchia avrebbe abbattuto un drone non identificato al confine con la Siria, dopo che questo era entrato nello spazio aereo turco e non aveva risposto a tre avvertimenti. Immediatamente un funzionario statunitense, coperto dall'anonimato, ha dichiarato alla Reuters che «c'è il sospetto che si tratti di un drone russo», ma altrettanto rapida è stata la risposta di Mosca, la quale attraverso il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konoshenko, ha negato la paternità del velivolo che sarebbe stato abbattuto: «Tutti i jet russi operanti in Siria sono tornati alla base vicino a Latakia dopo le loro missioni, mentre i droni operano come previsto». Insomma, come in tutte le guerre, la propaganda ricopre un ruolo di enorme importanza. 

Non servono conferme, invece, all'altra grande notizia di giornata, ovvero l'avvio dell'offensiva da parte di truppe siriane, iraniane ed hezbollah, con il supporto dei raid aerei russi, per la riconquista di Aleppo, principale città siriana e "capitale" del Califfato nel Paese. Insomma, la guerra all'Isis è cominciata davvero e in grande stile. Ma tornando all'operatività militare russa nell'area, occorre sottolineare che Mosca non ha bisogno della sua unica portaerei per raggiungere i suoi obiettivi operativi nell'area. La strategia di Mosca a questo punto, infatti, appare chiara: utilizzare l'influenza iraniana verso autorità sciite e milizie in Iraq al fine di ottenere il permesso a bombardare obiettivi dell'Isis nel Paese. 

Insomma, la lotta al Califfato supera i confini siriani e si espande a quelli iracheni. E dopo l'attacco dell'aeronautica dell'Iraq contro il convoglio dove sarebbe stato presente il capo dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi (notizia poi smentita), l'apertura di un fronte iracheno appare sempre più probabile, tanto più che il parlamentare e capo del Comitato per la Difesa, Hakim al-Zamili, ha apertamente lodato la condivisione di intelligence da parte del cosiddetto "gruppo dei quattro" (Iraq, Iran, Siria e Russia), definendola «molto utile, tanto che intendiamo formalizzare questo rapporto e tramutarlo in un'alleanza militare integrata». E mercoledì, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha confermato che «la Russia fornisce assistenza tecnica e militare ai curdi iracheni con il consenso di Baghdad e solo attraverso il governo iracheno».