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FINANZA/ I nuovi "guai" dell'euro (e degli analisti Usa)

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Questo dev’essere un periodo di grandi mal di testa per il Governatore della Bce Mario Draghi. Non vorrei essere davvero al suo posto. Nonostante il suo fragoroso proclama “faremo di tutto per sostenere l’euro, e credetemi, sarà abbastanza” della fine luglio 2012 e nonostante le forti iniezioni di liquidità iniziate quest’anno e che termineranno non si sa quando (in teoria a settembre 2016, ma sempre dopo verifica) a colpi di 60 miliardi al mese, di fatto non c’è un solo problema critico che si sia risolto.

Ma è chiaro, non è nelle condizioni di risolverlo. La gigantesca macchina euro è un bolide fatto per far correre l’economia contenendo l’inflazione. Non sanno proprio come fare per far salire l’inflazione. Soprattutto non sanno come fare per tentare di riprendere la strada della ripresa, magari spingendo l’inflazione. In realtà, l’inflazione può crescere quando c’è crescita economica, ma non sta scritto da nessuna parte che facendo crescere l’inflazione allora si innesca la crescita.

Il risultato è quello che vediamo oggi: una crisi che non finisce, complice un sistema monetario che non funziona. E ormai il dato è così evidente che iniziano a dirlo tutti. A inizio mese lo ha detto anche il capo economista della Bce Peter Praet, il quale ha mostrato una presentazione per poter affermare candidamente che “l’euro non funziona”. Povero Draghi, che mal di testa!

Ma c’è di peggio. La politica di chiusura perseguita dall’Ue nei confronti della Russia di Putin è stata oltremodo miope. La Russia ovviamente non è stata a guardare e ha allacciato rapporti economici e finanziari sempre più stretti con la Cina, il Brasile, l’India e altri paesi, anche con l’intento di sostituire il dollaro americano come valuta mondiale per le materie prime. Un accordo molto conveniente per la Cina, perché la Russia ha molte materie prime (soprattutto energetiche) e la Cina è un forte consumatore di materie prime. Il risultato di questi accordi è che la moneta cinese è sempre più moneta di scambio internazionale.

Il dominio del dollaro è ancora fuori discussione, con il 44% e oltre di transazioni mondiali in dollari. Ma l’euro è in calo, dal 33% di gennaio 2014 al 27% di oggi. Mentre lo yuan cinese, ancora a un misero 3%, è però in decisa crescita. Insomma, nonostante serva a oltre 300 milioni di persone abitanti in paesi sviluppati, l’euro come moneta mondiale non riesce proprio a sfondare. E con la crisi che prosegue, la crescita e l’autorevolezza dell’euro è seriamente ostacolata dai Paesi emergenti. E se sono emergenti, prima o poi emergeranno e saranno dolori.


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