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SPY FINANZA/ La versione 2.0 del 2008 in arrivo

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Ma c’è di più, la recente evoluzione del trend dei credit default swaps di alcuni altri traders di commodities come Trafigura, Vitol e Gunvor, il cui debito potrebbe anch’esso figurare nei bilanci delle banche Usa come quello di Glencore, è a dir poco da mani nei capelli. Nel caso di Trafigura parliamo del terzo trading desk di commodities al mondo, il quale però porta con sé un indebitamento totale di 21,9 miliardi di dollari, meno dei 31 di Glencore ma con il piccolo particolare che l’Ebitda di Trafigura è minore, molto minore. Con l’Ebitda a 1,8 miliardi di dollari, abbiamo una ratio di leva debito/Ebitda a 12x, più del doppio di Glencore! Insomma, assunto che tutti i quattro traders di materie prime abbiano più o meno un livello di esposizione al debito del sistema finanziario attorno ai 100 miliardi, abbiamo una potenziale bomba da 400 miliardi di dollari che grava sul mercato. E, come appare ovvio, la domanda di protezione da default sta crescendo.

E ancora, tanto per mettere in fila qualche coincidenza, lo short interest alla Borsa di New York il 15 settembre scorso è salito di altri 1,4 miliardi, raggiungendo quota 18,4 miliardi di titoli, lo stesso livello del 31 luglio 2008: proprio il giorno prima del picco che ha reso necessaria la mega reverse-repo. E cosa ci dice questo dato? Due ipotesi, contrapposte. La prima è un segnale contrarian, ovvero l’intervento di una Banca centrale o un grosso evento di acquisto forzato farà partire la madre di tutti gli squeeze, ovvero l’eccesso di posizioni ribassiste porta alla loro chiusura forzata per un inatteso rialzo dei corsi e manderà l’S&P’s 500 ai massimi storici. La seconda, invece, dà fiducia al precedente del luglio 2008 e ci segnala che un altro storico collasso del mercato è dietro l’angolo.

Quale delle due? Lo sapremo nelle prossime settimane. O, al più tardi, mesi. E nonostante tutti i magheggi della Fed, il ciclo del credito ha rialzato la testa, portando con sé un aumento del costo del capitale sul mercato, determinato dal ritorno al leverage delle aziende e dalla pressione deflazionistiche. Come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, nell’ultimo trimestre la ratio upgrades-to-downgrades per le aziende Usa è stata la più debole dal picco della crisi nel 2009. Profitti in calo e indebitamento in aumento hanno portato Standard&Poor’s a operare downgrade sui rating di ditte americane per 297 volte da inizio anno, contro i soli 172 upgrade, con un tasso di default per le aziende Usa con basso rating salito a 2,5% in settembre, contro l’1,4% dell’anno precedente.

A cos’è dovuta questa dinamica? A ciò che vi dico da mesi e mesi, ovvero le corporations statunitensi stanno riempiendosi nuovamente di debito per finanziare grandi acquisizioni e, soprattutto, per stabilizzare il prezzo dei propri titoli attraverso i buybacks azionari, in modo da abbassare il flottante, pagare i dividendi e staccare ricchi bonus, prima che la festa finisca un’altra volta. Nel secondo trimestre di quest’anno, la ratio tra debito e utili prima del pagamento di interessi, tasse, deprezzamento e ammortamento per le aziende Usa con rating investment grade è stata di 2,29 volte, contro l’1,91 volte del giugno 2007, prima che il castello di carta dei subprime crollasse miseramente. Per avere un impatto più plastico del punto a cui siamo arrivati, l’ultimo grafico fa decisamente al caso nostro: siamo alla versione 2.0 del 2008, ma con dinamiche di debito molto più alte, fondamentali macro molto più deboli e con poche munizioni ancora a disposizione delle Banche centrali.

Prepariamoci al grande showdown. E, possibilmente, a un mondo con tassi di interessi in negativo a livello globale, tanto per calciare ancora un po’ in avanti il barattolo in attesa del miracolo. Che non accadrà, questa volta, perché se si è evitata un’altra Lehman grazie a 400 miliardi iniettati nel mercato dei pronti contro termine, la ricetta del tampone non può durare in eterno.

 

 



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COMMENTI
19/10/2015 - Curioso... (Edo Biagini)

Perché l'Autore non dice che dell'argomento - e cioé della massiccia ed inusitata recente iniezione di liquidità della FED - ha già parlato ieri l'altra Firma di questa testata, e cioé Passali?