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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri che smontano il "miracolo spagnolo"

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In compenso, come ci mostra il grafico a fondo pagina, la Spagna resta intrappolata nella deflazione, la quale da un lato ha un potere benigno temporaneo, perché aumenta il valore dei redditi, ma con i prezzi al consumo scesi allo 0,9% a settembre, questa discesa sempre più profonda in territori deflazionistici potrebbe avere conseguenze pericolose per la crescita economia e per la spirale del costo del debito. Il Pil nominale spagnolo - una misura della crescita che include l'inflazione - oggi è più basso di quanto non fosse sette anni fa e questa misura è molto importante per le Banche centrali e i loro calcoli di tasso di crescita implicito. 

I prezzi in calo, infatti, sono particolarmente pericolosi in un'economia con un alto carico di debito e attualmente la ratio debito/Pil spagnola è al 94%, quindi il processo di abbattimento dello stock (deleveraging) diventa più difficile in un ambiente di prezzi in calo, aumentando implicitamente il valore reale di quelle liabilities debitorie e ponendo ulteriore pressione sule finanze pubbliche. E come fa notare il report, «nonostante i tentativi di aziende, governo e cittadini di spendere meno e risparmiare di più e con le banche che stanno strizzando ulteriormente i loro bilanci, a oggi il livello di debito spagnolo nel suo complesso è superiore a quello del 2008». 

Quindi, cosa potrebbe succedere se una nuova recessione globale dovesse colpire? Al netto di una ripresa ciclica che non va smontata in toto, i fondamentali macro-economici come l'occupazione, la produttività e i debito ci mostrano come Madrid sia vulnerabile a un altro eventuale shock esterno o a un graduale ritorno in recessione a livello globale. Il ciclo del business, infatti, pare destinato ad accorciarsi e le spirali ribassiste a farsi invece più profonde e allo stato attuale la Spagna ha pochissime armi a disposizione per combattere un possibile, nuovo indebolimento della domanda interna. 

Inoltre, il Paese sconta anche un fattore di instabilità come le elezioni politiche a fine anno, tornata che pare destinata a spazzare via la storica diarchia tra Pp e Psoe in favore di un risultato molto forte di formazioni dichiaratamente anti-sistema e anti-austerity come Ciudadanos e Podemos. Ma, al netto di questo, un'espansione fiscale pare comunque fuori dai giochi. La Commissione europea ha già infatti rispedito al mittente la Legge di stabilità iberica, domandando maggiori tagli e maggiori entrate fiscale per evitare di infrangere le regole comunitarie sul deficit. Inoltre, al netto di un coniglio dal cilindro da parte di Draghi oggi, la politica di tassi a zero comincia già a far vanificare i benefici rispetto al carico debitorio delle aziende e difficilmente un governo di coalizione potrà rischiare l'azzardo di stroncare la ripresa, seppur fragile nelle fondamenta, in ossequio al patto di consolidamento fiscale. 

 

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COMMENTI
22/10/2015 - In spagna io ci vivo (marco pezzi)

Salve, un altro articolo farcito di numeri ma che non dice assolutamente nulla, se non avvalorare la stantia tesi che tutto andrà in malora... Prima di scrivere di un paese straniero sarebbe il caso viverci, o perlomeno farci un salto. Le posso garantire che qui l'economia va effettivamente meglio degli anni scorsi, la gente è piu fiduciosa e gli investimenti sono tornati. Forse perchè i poitici spagnoli sono meno corrotti degli italiani. Le consiglio di avvalorare i dati prima di riportarli nel consueto bollettino di guerra al quale Lei sembra abituato. Un saludo.