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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri che smontano il "miracolo spagnolo"

Nei prossimi anni la Spagna dovrebbe crescere più della media dell'Eurozona. Le cose per il Paese iberico, dice MAURO BOTTARELLI, non stanno in realtà così bene

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In attesa che oggi Mario Draghi ci illumini su come la Bce intende ampliare il proprio programma di Qe (in caso contrario aspettatevi una reazione poco piacevole dei mercati), diamo un'occhiata a una delle dinamiche che io trovo maggiormente interessanti all'interno dell'eurozona, ovvero il cosiddetto "miracolo spagnolo" e la sua evoluzione post-crisi dei debiti sovrani. Da nazione salvata, con il peggior sistema bancario e la peggior bolla immobiliare del continente soltanto quattro anni fa, Madrid infatti pare essersi trasformata nello scolaro perfetto del modello economico Ue. 

I dati del Pil del Fmi, per quanto questi valgano qualcosa dopo l'imbarazzante prova offerta sulle proiezioni della crescita greca, ci parlano nei prossimi due anni di cifre quasi "cinesi", rispettivamente +3,2% e +2,5%, contro l'1,5% e 1,6% della Germania e l'1,2% e 1,5% della Francia. Di più, il tasso di crescita iberico supera anche la media dell'eurozona nel periodo 2015-2016 e non di poco, ovvero del 2% e 2,2%. La narrativa ufficiale vuole che questo miracolo sia frutto di riforme strutturali e della loro implementazione, come chiesto da Bruxelles, peccato che proprio l'ex capo economista del Fmi, Simon Tilford, liberatosi dall'incombenza istituzionale per approdare al Centre for European Reform, nel suo ultimo report abbia gettato una secchiata di acqua gelida sulle fiammate di crescita spagnole. 

A suo dire, «non c'è alcuna prova che i numeri legati alla crescita siano il risultato dell'austerity e tantomeno che siano il frutto di riforme strutturali». Anzi, il suo quadro è quello di un'economia fragile che ha goduto di alcuni fattori temporali e ciclici, ma che rimane molto vulnerabile all'ipotesi di un'altra crisi a livello globale come quella che sta gonfiando tra Cina e mercati emergenti. 

Il primo grafico a fondo pagina ci mostra come la performance dell'export iberico sia la vera spina dorsale della sua crescita a partire dal 2013, garantita anche da un euro più debole nei cambi grazie alla politica della Bce. Il problema è che questo è stato possibile anche per altro, ovvero quello che Angel Talvera dell'Oxford Exonomics definisce "remarkable cost adjustment process", ovvero una politica di rimodulazione salariale al ribasso che ha trasformato il comparto in una macchina da guerra in grado di competere ad alto livello. Peccato che alla performance dell'export non si sia palesata in contemporanea una salutare tenuta dell'import, sintomo che gli spagnoli stanno convivendo con sempre minori standard di vita e con un tasso di disoccupazione che resta alto ben oltre la media Ue. 

Inoltre, a smontare la tesi delle esportazioni che hanno beneficiato di riforme strutturali e deregulation c'è il fatto che la componente core dell'export iberico resta ancora al cosiddetto "low-value", ovvero beni a basso valore intrinseco come carburanti e alimentari. Per Tilford, «se davvero le riforme spagnole avessero migliorato la produttività e l'innovazione del sistema, questo si sarebbe palesato attraverso un export più focalizzato su beni di valore maggiore di quello attuale». Inoltre, affinché l'industria esportatrice possa tramutarsi nella forza trainante di una ripresa robusta e sostenibile, dovrà basarsi sempre meno su fattori temporanei come la bassa valutazione dell'euro e i bassi salari e muoversi lungo la catena del valore aggiunto per approdare a un manifattura più avanzata. E in tal senso, oggi nell'economia spagnolo compaiono pochissimi segnali. 


COMMENTI
22/10/2015 - In spagna io ci vivo (marco pezzi)

Salve, un altro articolo farcito di numeri ma che non dice assolutamente nulla, se non avvalorare la stantia tesi che tutto andrà in malora... Prima di scrivere di un paese straniero sarebbe il caso viverci, o perlomeno farci un salto. Le posso garantire che qui l'economia va effettivamente meglio degli anni scorsi, la gente è piu fiduciosa e gli investimenti sono tornati. Forse perchè i poitici spagnoli sono meno corrotti degli italiani. Le consiglio di avvalorare i dati prima di riportarli nel consueto bollettino di guerra al quale Lei sembra abituato. Un saludo.