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SPY FINANZA/ I "grandi affari" degli Stati sulle materie prime

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In Medio Oriente e nel Nord Africa, Iran e Marocco sono i principali produttori minerari di metalli, stando a Mowafa Taib, capo del dipartimento minerario di Usgs, principale analista dell'area: la produzione di alluminio salirà a 1 milione di tonnellate metriche entro l'anno prossimo dalle 820mila tonnellate del 2013 e l'output di rame salirà a 500mila tonnellate entro il 2020 contro le 220mila del 2013. E come ci mostra il grafico a fondo pagina, è l'acciaio che potrebbe davvero essere alla vigilia di un boom in Iran, visto che Teheran sta cercando finanziamenti per 20 miliardi di dollari al fine di sviluppare un'industria interna dell'acciaio per basarsi meno sull'export, vista anche la saturazione del mercato delle commodities a livello globale. La produzione di iron ore, componente principale per la produzione dell'acciaio, salirà a 40 milioni di tonnellate il prossimo anno dai 38 del 2013 e l'output di acciaio è previsto a quota 55 milioni di tonnellate entro il 2015 dai 22 miloni di quest''anno, stando a dati Karbasian dello scorso mese di agosto. 

A oggi, le aziende italiane sono più interessate a alluminio e acciaio, mentre le francesi puntano ad alluminio e a una non meglio precisata "cooperazione tecnica", ma la grande sfida è quella dello sviluppo delle cosiddette "rare earts", ovvero titanio e scandio, fondamentali ad esempio per l'industria di pc, laptop e smartphone. 

Il mondo sta cambiando, ciò che scrivono i giornali sono gli strilli di un vecchio equilibrio che sta morendo. Non cascateci, gli interessi sono più incrociati e i nemici meno nemici di quanto sembri: spero solo che il governo italiano colga questa sfida senza incorrere in categorie ideologiche del secolo scorso e con il sano pragmatismo del business. Per il resto, aspettiamoci qualcosa in grado di ribaltare ancora una volta il tavolo. L'Arabia da sola non può, ma Washington è pur sempre un suo alleato storico e l'ascesa dell'asse Mosca-Pechino allarma molto, soprattutto con le presidenziali Usa in programma il prossimo anno. Se poi Israele decidesse che è giunto il momento di chiudere i conti con Teheran, facendo saltare l'accordo sul nucleare, l'asse dei suoi alleati ne beneficerebbe. Noi, no. 

Meglio sapere dove stare, in un mondo dove ognuno fa i suoi interessi, vedi la Francia nella missione libica lanciata unilateralmente per garantire i contratti petroliferi a Total. Il movimento è in atto, toccare capire dove stare e muoversi rapidamente. 

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