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FINANZA E POLITICA/ I numeri che tolgono "ripresa" alla manovra

Pubblicazione:domenica 25 ottobre 2015

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I dati mensili vanno sempre guardati con cautela. Le cifre dell’Istat segnalano però che a cavallo dell’estate una qualche forma di rallentamento c’è stato, sia per la crisi greca di luglio che per quella cinese di agosto. Questo sembra avere lasciato un segno anche nei dati sulle esportazioni, in aggiunta a quelli sul mercato interno.

 

Draghi ha fatto capire che potrebbe "potenziare" il Quantitative easing. Ancora una volta l’economia italiana crescerà solo grazie a fattori esogeni?

Questi fattori esterni favorevoli finora hanno inciso in modo cruciale. C’è anche un recupero di fiducia che non si può sottostimare, perché gli investitori certamente tengono conto del fatto che ci sono riforme in corso, sia pure non ancora del tutto completate. Il fatto che Draghi decida di annunciare che farà di più in futuro segnala piuttosto una forma di preoccupazione per l’andamento dell’economia. C’è evidentemente un “downside risk”, cioè il rischio di crescere di meno rispetto a quanto previsto.

 

Eppure di recente il Fmi aveva reso noto che l’Italia è una delle poche economie mondiali con una performance positiva…

Per il Fmi l’Italia sta andando meglio rispetto alle stime precedenti, in base a cui la crescita sarebbe stata dello 0,8% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Comunque molto meno rispetto a quanto crescano gli Stati Uniti e anche vari altri Paesi europei inclusa la Germania. È difficile immaginare che l’Italia possa andare meglio degli altri Paesi europei. La ripresa del mercato interno è assolutamente fondamentale, tuttavia non può avere una fonte solo fiscale, soprattutto se il taglio della spesa e dunque delle tasse è così limitato.

 

(Pietro Vernizzi)



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