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Economia e Finanza

MANOVRA 2015/ I conti di Renzi per non perdere Milano e Roma

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Attenzione, direbbero i cervelloni di palazzo Chigi, non pagare le clausole di salvaguardia è comunque un sollievo. E togliere le imposte dalle prime case ha un impatto non solo materiale, ma psicologico importante, basta guardare alle conseguenze provocate dalla sua introduzione: secondo alcuni ha allungato la recessione di almeno un anno. È un argomento interessante che ha un suo fondamento, ma resta legato all’incertezza dei comportamenti individuali. In genere, se sanno che una tassa è solo rinviata, i contribuenti onesti metteranno da parte i quattrini per il momento in cui dovranno pagarla, magari rinviando i consumi non necessari. Un atteggiamento cautelativo che corrisponde ai comportamenti finora osservati.

Sarebbe stato diverso se quei 16,8 miliardi fossero stati tagliati di netto. Per farlo bisognava abbattere la spesa di un ammontare grossomodo equivalente e magari portare di nuovo il deficit al 3% come l’anno scorso. In tal modo, l’effetto negativo della riduzione delle spese (anche se c’è tanto grasso residuo da tagliare nel corpaccione dello Stato che non ha nessuno effetto positivo sulla crescita economica) sarebbe stato compensato da un deficit finalizzato a un vero, consistente sollievo della pressione fiscale. Se si vuol fare i keynesiani, meglio usare per bene la cassetta degli attrezzi dell’economista inglese.

C’è ovviamente un problema politico e lo vediamo dai piagnistei di Comuni e Regioni che minacciano l’aumento dei ticket sanitari o l’incremento delle imposte locali. Intaccare la spesa pubblica è politicamente pericoloso. Si pagano prezzi che il governo non vuole pagare visto che l’anno prossimo è un anno elettorale importante, si vota in città chiave (Milano, Torino, Napoli, Roma, Trieste) e c’è anche il referendum sulla riforma istituzionale (cambiamento del Senato e centralizzazione dei poteri su trasporti, energia, infrastrutture). Renzi deve vincere alla grande per evitare di cadere sotto il fuoco incrociato delle due opposizioni, quella interna e quella esterna.

Tutto ciò fa senso, naturalmente, ma siamo sicuri che gli elettori non sappiano fare i conti e visto che le tasse non scendono per davvero come promesso non impongano una sanzione a chi vende vuote promesse? Siamo certi che agli effetti del consenso di massa (non quello dei potentati locali e nazionali) la spesa pubblica valga più delle imposte?

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