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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le "scosse" che annunciano un terremoto sui mercati

Le ultime mosse delle banche centrali non sembrano presagire nulla di buono. All'orizzonte potrebbe infatti profilarsi una tempesta perfetta, spiega MAURO BOTTARELLI

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Ora i guai si fanno seri. Se infatti il mondo abitato da cani di Pavlov meglio conosciuto come mercato venerdì ha festeggiato la scelta della Cina di tagliare i tassi per la sesta volta in un anno, il messaggio reale che arriva da quella mossa è l'esatto contrario: a Pechino sono alla canna del gas e quando la seconda economia del mondo è a rischio implosione, cosa ci sia da festeggiare resta un mistero. La Banca centrale cinese ha infatti tagliato dello 0,25% i tassi di interesse a un anno sui prestiti e sui depositi, portandoli rispettivamente al 4,35% e all'1,50% e ha inoltre abbassato di mezzo punto percentuale il tetto di riserva obbligatorio per le banche, che passa così al 17,50% per gran parte delle maggiori società. 

La misura ovviamente mira ad ampliare la liquidità delle banche e sia il taglio dei tassi che quello delle riserve obbligatorie delle banche sono misure di allentamento della politica monetaria che mirano ad aiutare l'economia, che è in rallentamento come sapete. Insomma, Qe in salsa di soia. Peccato che i problemi che questa mossa comporta potenzialmente sono due. Primo, la decisione cinese è giunta il giorno successivo dall'annuncio di Mario Draghi di un ampliamento del Qe della Bce nella riunione del board del prossimo dicembre e a ridosso della decisione della Bank of Japan, attesa per questo venerdì, di potenziamento anch'essa delle misure di stimolo. Cosa comporta questo? Un azzardo di massima, ovvero il fatto che la Fed potrebbe contemplare un rialzo dei tassi per dicembre invece che rimandarlo al 2016, visto che le tre altre principali banche centrali in gioco stanno andando tutte on-line con la stamperia. 

Secondo, avete idea in che mondo viviamo? Stando a calcoli di Goldman Sachs, anneghiamo in 50 triliardi di dollari di debito in più dall'inizio della crisi finanziaria, la gran parte dei quali detenuta da corporations proprio dei Paesi emergenti, Cina in testa, ovvero quelli già in crisi (se ne è accorto anche Draghi) e che in caso di rialzo dei tassi Usa vedrebbero il loro stock di debito divenire ancora più oneroso da pagare. Prendiamo solo il livello di debito della Cina come percentuale del Pil, passato dal 121% del 2007 all'attuale 282%! Il tutto in un ambiente di rallentamento dell'economia cinese e di bassa inflazione, combinato che potrebbe risultare mortale, visto che la crescita del Pil resta sempre inferiore a quella del credito bancario e che in Cina gli investimenti come percentuale del Pil pesano per il 50%! 

Ma ciò che nessuno vi dice è contenuto nel primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra come il livello 100% sull'asse y rappresenti il punto raggiunto il quale l'intero profitto di un'azienda viene superato dal servizio del debito e suoi interessi. Nel 2007 erano pochissime le ditte in questa situazione, mentre lo scorso anno non solo lo stock totale di debito nel settore corporate cinese è salito di oltre il 300% in sette anni, ma circa metà delle compagnie hanno pagamenti su interessi del debito doppi rispetto alle loro entrate! Capito perché tagliano i tassi per la sesta volta in un anno, perché stanno scoppiando? 

E attenzione, perché ancor prima di un possibile - ancorché improbabile - "hard landing" cinese, le ripercussioni di un acuirsi della crisi le sconteremmo tutte e subito, perché come ci mostrano gli ultimi due grafici l'economia più esposta ai mercati emergenti attraverso il canale del commercio è la Germania, la quale sta già scontando un rallentamento, oltre allo scandalo Volkswagen e alle perdite di Deutsche Bank, mentre il secondo mostra l'esposizione delle banche europee ai mercati emergenti come percentuale del Pil dell'eurozona. Vi pare ci sia da festeggiare qualcosa? Se la Germania rallenta ed entra in crisi, con il Portogallo che è destinato ad andare fuori controllo dopo che il presidente della Repubblica ha abbassato il capo di fronte alla Troika, rinominando premier il candidato di centrodestra nonostante non possa contare sulla maggioranza in Parlamento e la Spagna è a forte rischio instabilità in vista del voto di dicembre, cosa pensate che accadrà agli spread per ora blanditi dalle promesse di Draghi?