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GEO-FINANZA/ Sapelli: il "golpe" di Cina (e Uk) contro l'ordine mondiale

Il viaggio di Xi Jinping a Londra, spiega GIULIO SAPELLI nella sua analisi, mostra come stia cambiando il sistema delle relazioni internazionali mondiali e il nuovo ruolo della Cina

Xi Jiping (Infophoto) Xi Jiping (Infophoto)

La recente visita di Xi Jinping a Londra, accolto con onori regali quali mai si erano visti da molti anni, è un elemento significativo del profondo cambiamento in atto nel sistema delle relazioni internazionali mondiali. La definizione prevalente oggi di queste ultime è quella di un disordine e quindi di un insieme di relazioni interstatuali instabile e precario. 

Le ragioni di tale disordine sono note e in larghissima misura condivise. Una risiede nel progressivo ritiro militare della presenza statunitense su scala mondiale. Un fenomeno che sembra contraddittorio rispetto a quello di segno opposto che si è verificato in Medio Oriente, nell'Africa del Nord e in quella subsahariana sino al Corno d'Africa e che ha avuto per protagonisti gli Stati Uniti in questi ultimi vent'anni. Ossia dalla fine degli anni Ottanta, quando al termine della guerra tra Iran e Iraq, conclusasi nella sostanza nella sconfitta degli alleati sunniti e baathisti degli Usa (perché l'Iran resistette all'offensiva scatenata da Saddam Hussein), la situazione nell'area del Golfo si aggravò con la rottura dei rapporti tra i baathisti iracheni e gli Stati Uniti che ebbe come sua espressione l'invasione del Kuwait e la distruzione dei suoi pozzi petroliferi da parte di questi ultimi. 

La risposta che gli Usa diedero a quest'attacco scatenò un effetto domino che via via ha segnato la distruzione dell'ordine interstatuale stabilitosi nell'area dopo gli accordi Sykes-Picot e il trattato di Sevres del 1920. Quel trattato aveva creato una serie di stati dove le minoranze saudite governavano maggioranze sciite salvo che in Siria, dove gli alawiti del clan Assad dominavano invece una maggioranza sunnita. In quel mosaico si sarebbe poi incastonato Israele dopo il 1948 e si sarebbe trasformato il Libano in un sempre fragilissimo potere concertato fra le diverse etnie o gruppi religiosi che dir si voglia. 

La distruzione dell'armata e della polizia irachena, prima, e le primavere arabe, poi, hanno compiuto un'opera di distruzione a cui solo recentemente si cerca di porre rimedio. Ciò è passato secondo l'ordine "naturale" della storia attraverso una reinserzione nel sistema internazionale di una potenza prima da esso esclusa come l'Iran e dall'altrettanta importante ricostruzione dell'ordine militare in Egitto, vero antemurale che ogni tendenza disgregatrice di ciò che rimane delle rovine di quello che fu l'antico impero ottomano incontra. 

Naturalmente quest'opera di ricostruzione in corso, per essere compiuta, abbisogna della pacificazione tra le tribù libiche e la ricostruzione dell'ordine siriano, che sino a oggi ancora si regge sul potere archetipale della dinastia degli Assad. In questo gioco ricostruttivo non poteva non inserirsi la Russia con la ferma determinazione di sostenere quel punto archetipale e che mentre ricostruisce in quest'area disvela una volontà di riscrivere i confini tracciati dopo il crollo dell'Impero Sovietico attraverso l'annessione della Crimea e la guerriglia asimmetrica scatenata in una Ucraina di cui non si vuole assolutamente l'annessione all'Unione europea. 

L'elemento determinante, quindi, delle relazioni internazionali e interstatuali a cavallo tra l'Europa, la Russia, la Turchia e il Medio Oriente altro non può che essere definita come una distruzione degli antichi stati post-Prima guerra mondiale. Naturalmente la guerra per procura, condotta dalle potenze statuali saudite contro l'Iran e i suoi alleati, altro non fa che aggiungere distruzione alla distruzione in corso. Anzi, per certi versi, è una delle concause primarie della medesima.