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GIORNATA DEL RISPARMIO/ Acri-Ipsos: migliora la fiducia degli italiani (che ripartono del mattone)

Giuseppe Guzzetti Giuseppe Guzzetti

Un’Unione Europea che punti più sulle piccole imprese (77%) che non sulle grandi (17%) quale asse portante del proprio contesto produttivo, un’Europa che abbia sempre più a cuore agricoltura e industria (76%) piuttosto che servizi e informatica (19%), un’Europa che definisca una maggiore uniformità legislativa nell’economia (64%) piuttosto che lasciare completa autonomia ai paesi (28%): queste sono le caratteristiche che deve avere primariamente. Ma deve anche essere un’Europa che faccia crescere e sviluppare tutti i territori (62%), piuttosto che puntare al mero spostamento dei lavoratori tra i paesi (33%); che si possa allargare (49%, che arriva al 61% tra i giovani) piuttosto che restringersi (42%), ma che deve anche svilupparsi in modo che, nel farsi ancor più “Unione Europea”, non annulli le specificità dei singoli paesi, anzi le sappia valorizzare (49%, specie fra le donne, mentre il 45% vorrebbe una piena integrazione politica).

Un’Europa che abbia una Costituzione comune (invocata dal 65% degli italiani, in crescita rispetto al 55% del 2007) per condividere con certezza iprincipi fondamentali.

Analizzando i dati, l’identikit dell’Europa che vorrebbero gli italiani potrebbe sembrare contraddittoria: si chiede più integrazione, riduzione delle differenze, maggiore presenza, ma anche autonomia e si ha la sensazione di perdita della libertà. La sfida sarà quindi quella di fondere proficuamente l’Europa attenta alle specificità dei singoli con un’Europa più omogenea negli elementi essenziali e fondativi. Più integrazione negli elementi fondativi, nel rispetto reciproco, valorizzando le differenze sembra essere quello che chiedono gli italiani. Insomma un’Europa con cervello, membra, ma anche cuore e anima.

E soprattutto, nonostante le delusioni e i rimpianti dell’oggi, gli italiani sono sicuri che l’Europa andrà nella giusta direzione: lo pensava il 65% nel 2014; lo pensa ancora il 62% nel 2015.

Il risparmio: ultimi 12 mesi e attese per i prossimi 12

La crisi è stata anche caratterizzata dal crescente numero di persone che non vivono tranquille se non mettono da parte dei risparmi: nel 2015 questi sono il 42%, che è un dato lievemente inferiore al 46% del 2014, ma per la prima volta dopo 4 anni questi sono superati da coloro che risparmiano solo se ciò non comporta tropperinunce (il 48%). Preferisce invece godersi la vita senza pensare a risparmiare solo l’8% degli italiani, costante rispetto all’anno scorso (11% nel 2010, 10% nel 2011, 9% nel 2012 e nel 2013, 8% nel 2014), un residuale 2% non prende posizione. Nella nuova normalizzazione della situazione, anche il risparmio fa la sua parte, e cessa di diventare un elemento ansiogeno per ridivenire una fisiologica attività del cittadino italiano.