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GIORNATA DEL RISPARMIO/ Acri-Ipsos: migliora la fiducia degli italiani (che ripartono del mattone)

Giuseppe Guzzetti Giuseppe Guzzetti

In sintesi, la tensione degli italiani al risparmio è molto forte, anche se ora che la situazione si sta normalizzando lo si riesce a vivere con maggiore serenità; nel Paese rimane comunque un’importante fetta di famiglie che è al limite delle proprie forze economiche.

Gli investimenti

La preferenza degli italiani per la liquidità è stabilmente elevata: riguarda 2 italiani su 3; inoltre chi investe lo fa solo con una parte minoritaria deipropri risparmi. È da notare comunque come uno scenario meno negativo incrementi la volontà di investire – in tutto o in parte – i propri denari: i potenziali investitori salgono dal 30 al 34%.

Rispetto al 2014 la situazione è sostanzialmente costante: si riduce di un punto la quota di italiani possessori di certificati di deposito e di obbligazioni (9%), di titoli di stato (7%) e di fondi comuni di investimento (13%); si riducono di 2 punti i possessori di azioni (6%), mentre cresce di 1 punto la quota di coloroche dichiarano di aver sottoscritto assicurazioni sulla vita/fondi pensione (dal 24% al 25%), salgono lievemente i possessori di libretti di risparmio (dal 22% al 23%).

La riscossa del mattone. Gli italiani si dividono rispetto all’investimento ideale. Nel 2006 la percentuale di coloro che vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70%, una percentuale scesa progressivamente fino al 24% del 2014; nel 2015 essa risale di ben 5 punti, raggiungendo il valore del 29%, e l’immobiliare torna di nuovo ad essere l’investimento ideale nel Centro e nel Sud. Rimangono in maggioranza relativa (il 35%) coloro che reputano questo il momento di investirenegli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato); si trovano prevalentemente nel Nord Italia. Il numero complessivo degli amanti dei prodotti più a rischio cresce anch’esso, attestandosi al 9%. Perde ben 5 punti percentuali il gruppo di coloro che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma (il 32% nel 2013 e nel 2014, il 27% nel 2015).

Il risparmiatore italiano è sempre più attento alla (bassa) rischiosità dell’investimento e sempre meno attento ad investire in attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia; rifugge il rischio anche perché continua a ritenere di non essere sufficientemente tutelato da leggi e controlli: anche se il dato è in miglioramento (il 58% parla di norme e controlli non efficaci, ma erano il 65% nel 2014 e il 72% nel 2013), non c’è fiducia che questa tutela aumenti nei prossimi 5 anni (il 22% pensa che il risparmiatore sarà più tutelato, mentre il 59% ritiene che lo sarà meno).

I Consumi

I primi anni di crisi hanno visto la pesante riduzione dei risparmi e degli investimenti, successivamente l’elemento che sicuramente è stato più colpito sono stati i consumi. Nel 2015 il clima è diverso: torna la voglia di consumare, soprattutto presso le classi medie e più abbienti, che paiono voler festeggiare la fine di un periodo di seria preoccupazione, concedendosi qualche lusso da tempo agognato e rimandato. Questa situazione riduce sensibilmente la negatività in molti ambiti, in generale tutte le tipologie di consumo risultano meno colpite rispetto al passato, e questo grazie soprattutto alla maggiore propensione al consumo da parte di coloro che non hanno avuto un serio impatto dalla crisi. La situazione può essere riassunta in questo modo: da una parte ci sono coloro che sono stati effettivamente colpiti dalla crisi: essi continuano ad adottare una forte razionalizzazione delle proprie spese, quando non una vera e propria austerità. Queste persone continuano quindi con il loro approccio sostanzialmente cauto al consumo.

Dall’altra parte c’è il gruppo di coloro che non sono stati colpiti dalla crisi, ma che per anni hanno ridimensionato o rinviato i consumi, per timore del futuro ed anche perché non era più di tendenza il consumo esibitivo. Tali individui ora si sentono molto più rassicurati nelle prospettive, inoltre avendo avuto comportamenti cauti negli ultimi anni si trovano ad avere delle maggiori disponibilità di denaro: oggi tornano dunque a consumare, anche se in modo più cauto rispetto a prima della crisi. Le loro spese si indirizzano soprattutto verso elettronica e telefonia, prodotti alimentari e spese per l’auto: rimane ancora poco fruito il fuori-casa.

I diversi settori denotano un andamento differente l’uno rispetto all’altro, anche se accumunato da una generale situazione: quando non si ha proprio un cambiamento di rotta si riduce comunque la negatività.

Il 51% degli italiani dichiara di aver ridotto la propria frequenza nei ristoranti, bar e pizzerie negli ultimi 2-3 anni, solo il 6% dichiara di averla incrementata e il 43% di averla tenuta costante: il saldo negativo tra chi ha incrementato e chi ha ridotto è di -45 punti percentuali, però meno negativo rispetto al -55 dell’anno scorso.

Viaggi e vacanze sono stati ridotti negli ultimi anni dal 50% degli italiani, contro il 7% che li ha incrementati; il saldo negativo è di -43 punti percentuali, in netto miglioramento rispetto al dato di -54 del 2014: coloro che hanno migliorato la propria situazione economica dichiarano un importante incremento di vacanze. Il 43% ha tenuto costanti i consumi di viaggi e vacanze. Il calo di negatività trova anche conferma nel commento di Confcommercio alla stagione estiva.

Cinema, teatro e concerti registrano una contrazione presso il 48% degli italiani, solo il 5% ne ha incrementato la fruizione; il 47% è stabile. Il saldo è negativo di -43 punti percentuali, ma anche in questo caso un anno fa era negativo per -51 punti.

Vestiario, abbigliamento e accessori registrano una riduzione presso il 42% degli italiani, un incremento presso il 9%, mentre il 49% dichiara di non aver modificato i propri consumi al riguardo. Ciò genera un saldo negativo di -33 punti: importante, ma molto inferiore a quello del 2014 (-45 punti percentuali). Inoltre chi ha migliorato la propria situazione economica dichiara di aver incrementato di molto i consumi in questo ambito.

Libri, giornali e riviste vedono ridursi il saldo negativo da -28 a -20, e lo stesso accade per la cura della persona (da -28 a -21) e per i giochi e le lotterie (con un saldo negativo passato dal -25 del 2014 a -18).

Molto significativa la riduzione di negatività nel settore dell’auto e dei trasporti, e anche in questo caso le informazioni sulle nuove immatricolazioni nel 2015 sostengono l’evidenza: il saldo negativo passa da -22 punti a -6; il dato è molto positivo per chi ha visto migliorare la propria situazione, oppure non ha sperimentato dei problemi.

Prodotti alimentari e per la casa ed elettronica e elettrodomestici evidenziano saldi poco problematici e molto migliori rispetto al 2014 (registrano un saldo negativo rispettivamente di -5 e -3 punti percentuali, molto lontani dal -18 di entrambi dello scorso anno). Telefono e telefonia tornano in positivo: hanno un saldo positivo di 8 punti percentuali, in miglioramento rispetto al -7 del 2014. Da notare che in quest’ambito sono aumentati i consumi sia di coloro che hanno visto un miglioramento del proprio stile di vita, sia di coloro che non hanno sperimentato problemi, e persino di coloro che hanno dovuto fronteggiare qualche difficoltà.

Nei medicinali non c’è crisi che tenga: continuano a essere acquistati sempre di più. Sia pur dominando la stabilità, con il 61% di italiani che dichiara di fare un uso dei medicinali uguale al passato, si nota che coloro che ne hanno incrementato il consumo (il 29%) sono assai più di coloro che lo hanno ridotto (il 10%); il saldo è decisamente positivo e in linea con il 2014 (+19 punti percentuali nel 2015, +20 nel 2014).

Riassumendo i dati per tipologia di famiglie consumatrici:Chi ha un tenore di vita in peggioramento ha dovuto tagliare ogni spesa: per ogni categoria di prodotti prevalgono coloro che ne hanno drasticamente ridotto il consumo, tranne che sui farmaci;Coloro che hanno dovuto faticare per mantenere il proprio tenore di vita sono stati costretti a essere più attenti in ogni tipologia di consumo: questi soggetti hanno però attenuato i propri tagli (nell’auto, elettronica, alimentari) e hanno persino incrementato i propri consumi nella telefonia e nei farmaci;Chi ha mantenuto costante la propria qualità di vita senza difficoltà si riaffaccia al consumo: in particolare aumenta molto quello in telefonia ed elettronica, ma anche le spese per auto e per la casa, inoltre riduce i tagli nella cura della persona. Rimane cauto invece sul fuori-casa, sull’abbigliamento, sui libri e sui giochi.

Esiste però una nuova tipologia di consumatori, vogliosi di rifarsi di anni di difficoltà e rinunce: coloro il cui tenore di vita è migliorato. Hanno molto aumentato le spese per la telefonia, l’elettronica, l’auto e i prodotti alimentari e per la casa. Inoltre hanno seriamente incrementato le spese d’abbigliamento e la cura della persona. Sia pur cauti sul fuori-casa, hanno aumentato le spese per le vacanze. Rimangono molto freddi verso il mondo del gioco.

I tratti dei consumatori sono sempre gli stessi rilevati negli ultimi anni: attenzione al consumo e razionalizzazione nelle scelte. Però con la scomparsa di un poco di paura per la crisi, ecco riemergere desideri sopiti, specie in coloro che stanno meglio: tali desideri sono generalmente legati sia a prodotti innovativi (telefonia ed elettronica), sia alla mai scomparsa attrazione per l’auto.

L’anno scorso abbiamo evidenziato che l’atteggiamento parsimonioso era determinato, oltre che dal bisogno, da due grandi forze: il consumo responsabile e la mancanza di fiducia nel futuro; nel momento in cui viene meno questo secondo elemento, la conseguenza a breve è un aumento dei consumi.

 

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