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GIORNATA DEL RISPARMIO/ Acri-Ipsos: migliora la fiducia degli italiani (che ripartono del mattone)

Pubblicazione:martedì 27 ottobre 2015

Giuseppe Guzzetti Giuseppe Guzzetti

Chi ha risorse disponibili mantiene una forte preferenza per la liquidità: riguarda quasi 2 Italiani su 3; inoltre chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi. È da notare comunque come uno scenario meno negativo incrementi la volontà di investire – in tutto o in parte – i propri denari: i potenziali investitori salgono, infatti, dal 30 al 34%.

Rispetto al 2014 la situazione delle scelte di investimento è sostanzialmente costante: si riduce di un punto la quota di italiani possessori di certificati di deposito e di obbligazioni (9%), di titoli di stato (7%) e di fondi comuni di investimento (13%); si riducono di 2 punti i possessori di azioni (6%), mentre cresce di 1 punto la quota di coloro che dichiarano di aver sottoscritto assicurazioni sulla vita/fondi pensione (dal 24% al 25%), salgono lievemente i possessori di libretti di risparmio (dal 22% al 23%).

Riguardo all’investimento ideale si registra una riscossa del mattone. Nel 2006 la percentuale di coloro che vedevano nel mattone l’investimento ideale era il 70%, scesa progressivamente fino al 24% del 2014; nel 2015 essa risale di ben 5 punti percentuali, raggiungendo il valore del 29%.

L’immobiliare torna di nuovo a essere l’investimento ideale nel Centro e nel Sud. Rimangono in maggioranza relativa (il 35%) coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato) e si trovano prevalentemente nel Nord Italia. Il numero complessivo degli amanti dei prodotti più a rischio cresce anch’esso, attestandosi al 9%. Perde ben 5 punti percentuali il gruppo di coloro che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma (il 32% nel 2013 e nel 2014, il 27% nel 2015).

Peraltro, gli italiani continuano a non ritenersi sufficientemente tutelati da leggi e controlli: anche se il dato è in miglioramento (il 58% parla di norme e controlli non efficaci, ma erano il 65% nel 2014 e il 72% nel 2013) e non c’è fiducia che questa tutela aumenti nei prossimi 5 anni (il 22% pensa che il risparmiatore sarà più tutelato, mentre il 59% ritiene che lo sarà meno).


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