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SPY FINANZA/ Il Portogallo è pronto a far "ballare" i mercati

Anibal Cavaco Silva (Infophoto) Anibal Cavaco Silva (Infophoto)

Come ha scritto Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph, con il caso portoghese l'Europa ha davvero varcato il Rubicone della democrazia? Penso di sì, ma il tentativo di golpe per ora è fallito, visto che il Parlamento portoghese ieri ha sfiduciato il neo-governo di minoranza. Che fare, quindi? La palla passa nuovamente al presidente della Repubblica, il quale deve decidere a chi affidare un secondo mandato per formare un governo: cosa farà? Ignorerà di nuovo il risultato delle urne oppure affiderà un mandato esplorativo alle forze della sinistra per vedere se sono in grado di creare un esecutivo solido con i numeri di cui beneficiano? 

Se a prevalere fosse questa seconda ipotesi, prepariamoci a movimenti sui mercati: finora lo spread lusitano è rimasto fermo, visto che i +6 punti base di ieri sono nulla, ma ricorderete come la settimana scorsa vi abbia parlato dei derivati sui tassi di interesse contratti da quattro municipalizzate portoghesi dei trasporti con Santander: a occhio e croce, il processo in corso a Londra e che durerà altre tre settimane, potrebbe conoscere sviluppi favorevoli alla banca spagnola se per caso le forze anti-Ue portoghesi dovessero riuscire nel loro intento di formare un esecutivo cui far votare le fiducia, alla faccia del presidente Cavaco Silva. A quel punto sì che lo spread salirebbe e, peggio ancora, comincerebbe la danza macabra dei credit default swaps, i derivati di distruzione di massa che hanno garantito l'innesco e l'accelerante all'incendio doloso del debito sovrano europeo quattro anni fa. 

La cosa ancora più inquietante è che il presidente della Repubblica ha poi rafforzato la sua argomentazione dicendo che la grande maggioranza dei portoghesi non ha votato per misure che impongano il ritorno all'escudo o che implichino uno scontro frontale con Bruxelles. Vero, peccato che democrazia imponga che si leggano i numeri e ci si comporti di conseguenza: il cosiddetto "Blocco di sinistra", piaccia o meno, ha portato a casa il 50,7% dei voti e controlla l'Assembleia portoghese e questo risultato lo ha ottenuto dicendo chiaro e forte basta all'austerity e alla politica di tagli salariali. Quindi, il ragionamento vale anche al contrario, visto che i 28 seggi in meno del centro-destra parlano la lingua della sfiducia nei confronti di una politica cieca e tutta orientata verso il soddisfacimento delle richieste europee. 

Inoltre, in base alla legge portoghese, nel Paese non si potranno tenere nuove elezioni prima della seconda metà del prossimo anno, quindi si rischia quasi un anno di paralisi politica in una nazione la cui fragilità economica e finanziaria è conclamata: un perfetto esperimento europeo di imposizione delle regole, ancora meglio dell'Italia vassallata del 2011. 

Certo, come vi ho detto finora è tutto calmo, visto che la Bce sta comprando debito lusitano attraverso il suo programma di Qe, quindi andare front-load contro gli acquisti di una Banca centrale appare un suicidio annunciato anche per il più sfrontato degli hedge fund, ma, come vi ho già detto, ci sono altri modi di accerchiare un Paese sui mercati e penso che i credit default swaps saranno molto ambiti, se lo stallo politico proseguirà. E una volta che l'innesco sarà partito, basterà soltanto una parola di Mario Draghi rispetto all'eligibilità del debito lusitano per l'acquisto in caso di downgrade dei suo rating e outlook (cosa che le "tre sorelle" possono fare a comando, quando serve) e la situazione precipiterà a tal punto da permettere al Presidente della Repubblica anche atti di imperio, come l'imposizione di un governo di coalizione centrodestra-socialisti che lasci all'opposizione le ali estreme più anti-europeiste. 


COMMENTI
28/10/2015 - Ricordiamo un certo Scalfaro (Moeller Martin)

Prima di additare il presidente portoghese al pubblico biasimo ricordiamo lo Scalfaro nostrano, il quale solo perché non gradiva l'orientamento politico dei governanti ha sciolto le camere rimandandoci al voto anticipato nonostante vi fosse una coalizione di maggioranza negando così la possibilità di un rimpasto di governo. Per non parlare di tutte le elezioni annullate dai nostri amati giudici. Smettiamo poi di raccontarci la favoletta del 2011 e della cattiva Europa solo per negare che Berlusconi, il quale dopo il voltafaccia di Fini e nonostante i vari Scillipoti tirava avanti solo a colpi di voti di fiducia, sia caduto per aver perso i numeri necessari per l'ennesima votazione da lui stesso richiesta. Un po' di Google e di prime pagine dei quotidiani dell'epoca per credere.