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SPY FINANZA/ Il Portogallo è pronto a far "ballare" i mercati

In Portogallo il Presidente Cavaco Silva non intende far formare un Governo alle forze anti-europeiste. MAURO BOTTARELLI ci spiega cosa potrebbe accadere a questo punto

Anibal Cavaco Silva (Infophoto) Anibal Cavaco Silva (Infophoto)

Forse scomodare la parole golpe è eccessivo lo ammetto, ma quanto sta accadendo in Portogallo è davvero grave. Sapete benissimo che non sono uno dall'indignazione facile di fronte ai poteri forti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre, quindi è inutile gridare ai complotti, però qui c'è qualcosa di diverso in ballo. Ovvero, il residuo minimo di sovranità popolare che la politica, anche quella più deteriore, deve lasciare e ha sempre lasciato. 

Per la prima volta dalla creazione della moneta unica, infatti, uno Stato membro ha di fatto vietato alle forze anti-europeiste di poter andare al governo, nonostante ne avessero la forza certificata dal voto libero degli elettori. A casa mia, prosaicamente, si chiama dittatura, ancorché in giacca e cravatta e con la possibilità di recarsi alle urne. Il Presidente portoghese, Anibal Cavaco Silva, si è infatti rifiutato di permettere alla coalizione di centro-sinistra di provare a formare un governo, dopo che questa si è assicurata una maggioranza assoluta alle ultime elezioni: il leader di centro-destra sconfitto, Pedro Passos Coelho, ha ricevuto un mandato esplorativo per cercare una maggioranza, impossibile numeri alla mano, al fine di formare un esecutivo. La cosa grave è che il Presidente lusitano non ha minimamente tentato di mascherare le ragioni della sua decisione: anzi, le ha rivendicate con forza, dicendo chiaro e tondo che era troppo rischioso che la coalizione di sinistra andasse al potere, visto che la sua agenda è in netta antitesi con i desiderata di Bruxelles. 

Ecco le parole del presidente: «In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è dipeso dal supporto di forze anti-europeiste, ovvero forze che hanno fatto campagna elettorale chiedendo l'abolizione del Trattato di Lisbona, del Fiscal compact e del Patto di stabilità, oltre che chiedere la fine dell'unione monetaria, riportando il Portogallo ai tempi dell'escudo e la dissoluzione della Nato». Mancano le scie chimiche e il fatto che qualcuno della componente di sinistra abbia abbattuto l'aereo Itavia su Ustica e siamo al completo. Ma non basta: «Questo è il momento peggiore per una cambiamento radicale alle fondamenta della nostra democrazia. Dopo che abbiamo portato avanti un oneroso programma di assistenza finanziaria, con conseguenti pesanti sacrifici, è mio dovere e prerogativa costituzionale fare di tutto per prevenire falsi segnali che siano inviati alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati». 

Lo chiedo a voi, cari lettori: vi pare normale che un presidente della Repubblica decida di imperio che chi ha vinto le elezioni non possa governare, solo perché sgradito ai mercati e alle istituzioni europee? Viviamo in un mondo in cui i governi li scelgono, a prescindere, gli investitori e non i cittadini? Certo, è così e lo sappiamo purtroppo, basti ricordare quanto accaduto nel novembre 2011 nel nostro Paese e i tre governi non eletti che si sono succeduti, tutti in linea perfetta con i diktat europei, ma almeno fino a oggi si parlava di "bene del Paese" e si utilizzava il mantra del "ce lo chiede l'Europa", oggi siamo al diniego gridato in faccia senza tanti scrupoli. 


COMMENTI
28/10/2015 - Ricordiamo un certo Scalfaro (Moeller Martin)

Prima di additare il presidente portoghese al pubblico biasimo ricordiamo lo Scalfaro nostrano, il quale solo perché non gradiva l'orientamento politico dei governanti ha sciolto le camere rimandandoci al voto anticipato nonostante vi fosse una coalizione di maggioranza negando così la possibilità di un rimpasto di governo. Per non parlare di tutte le elezioni annullate dai nostri amati giudici. Smettiamo poi di raccontarci la favoletta del 2011 e della cattiva Europa solo per negare che Berlusconi, il quale dopo il voltafaccia di Fini e nonostante i vari Scillipoti tirava avanti solo a colpi di voti di fiducia, sia caduto per aver perso i numeri necessari per l'ennesima votazione da lui stesso richiesta. Un po' di Google e di prime pagine dei quotidiani dell'epoca per credere.