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Quotazione Poste Italiane/ Un successo che "dimentica" gli investimenti

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Francesco Caio (Infophoto)  Francesco Caio (Infophoto)

I tecnici distinguono gli investimenti industriali in due categorie: “green field” e “brown field”. Letteralmente: a prato verde e a prato marrone. Quelli “a prato verde” si verificano quando qualcuno compra la terra (e non solo, ovviamente!) su cui costruire da zero qualcosa di nuovo; quelli “a prato marrone” si verificano quando qualcuno compra qualcosa che già esiste, che già funziona, che già è stato costruito. In questo caso c’è un cambio di proprietà di un bene già esistente, non un incremento netto di investimenti sul Paese.

Si vedrà se il cambio di proprietà sarà foriero di sviluppi o no; ma comunque i soldi che arrivano, soprattutto quelli dall’estero che sono i più pregiati, non si “aggiungono” al patrimonio del Paese ma solo al patrimonio dei venditori. Nel caso delle Poste, il venditore è lo Stato, che, senza offesa, con 3,3 miliardi di introiti su 2000 di debito ci fa il brodo.

Altro sono gli investimenti in cui qualcuno scommette sull’Italia e aggiunge soldi da zero, creando qualcosa che prima non c’era. L’ultimo piccolo-grande caso è quello di Lcv Capital, il fondo Usa che ha rilevato le strutture ormai “morte” della Om Carrelli di Modugno (Bari) e di Gioia Tauro per farne due stabilimenti industriali nuovissimi, completamente rinnovati, dove si produrranno automobili di ultima generazione e lavoreranno centinaia di operai che stavano per rimanere in mezzo alla strada.

Ecco: i tanti investitori - cittadini italiani e istituzioni finanziarie, italiane e straniere - che hanno comprato le azioni delle Poste bene hanno fatto perché verosimilmente hanno messo in tasca un titolo redditizio e foriero di valorizzazione, ma non hanno con questa scelta creato nuova ricchezza, salvo appunto la goccia versata nel mare del debito. Buon per loro, comunque buon per l’erario, bravo Caio e bravo Renzi.

E adesso riprendiamo a fare delle cose serie, cioè strategiche, per la politica economica del Paese. Come un’operazione straordinaria sul debito pubblico, che in tanti chiedono e che il governo - per ora - non considera. Roba da 300 miliardi di introiti, non da 3.



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