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SPILLO/ Bankitalia racconta la "verità" su Zonin, ma sulla Spoleto è gaffe

Pubblicazione:mercoledì 28 ottobre 2015

Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Ancora una giornata molto complessa per la vigilanza bancaria in Italia. E tutto alla vigilia della Giornata del Risparmio che vedrà parlare in successione il leader delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti, e quello dei banchieri, Antonio Patuelli, e quindi le due autorità monetarie (il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan). Naturalmente la protagonista, ieri è stata la Banca d’Italia, su ben tre fronti critici. e con risultati alterni.

La “Nota di chiarimento” sul caso Popolare di Vicenza era stata preannunciata personalmente da Visco a Lima, a margine dell’assemblea Fmi: con toni che erano parsi più soft di quelli poi usati per iscritto ieri. La vicenda si protrae da almeno un mese: da quando la Procura di Vicenza ha indagato i vertici della Popolare cittadina per ostacolo alla vigilanza. Nei fatti sulla graticola è finita soprattutto la Vigilanza di via Nazionale. Il presidente della Popolare, Gianni Zonin, fino a ieri sera era ancora al suo posto: nonostante il dissesto conclamato, le ripetute bocciature da parte della Bce, il forte abbattimento atteso per le azioni detenute da 117mila soci e la necessità di una maxi-ricapitalizzazione. Molti osservatori invece avevano alzato il tiro su via Nazionale, colpita nei giorni successivi da altri strali: sulla controversa indagine sulla Popolare di Spoleto e sul “caso Palenzona” in UniCredit.

Così ieri Palazzo Koch ha rotto gli indugi con una comunicazione inedita: a inchiesta giudiziaria “aperta”(inchiesta che peraltro potrebbe ora accelerare una volta che la vigilanza ha ufficialmente confermato di essere stata “ostacolata”). Le 5 pagine di ricostruzione raccontano molta verità, forse tutta la verità di Bankitalia sul caso: anche quando l’authority affronta l’imbarazzo indubbio di enumerare le 7 ispezioni compiute a Vicenza nell’arco di dieci anni e sotto tre governatori (Antonio Fazio, Mario Draghi e Visco stesso). Irrogando raccomandazioni e anche qualche sanzione: mai, tuttavia, tagliando i nodi e bloccando la degenerazione della situzione. Ciò che invece è avvenuto solo dopo l’avvio dell’Unione bancaria e la calata degli ispettori dalla Bce.

Visco tuttavia ribadisce con chiarezza e forza due circostanze di fatto. La prima: la Vigilanza non ha mai autorizzato l’operazione più anomala e problematica della gestione recente BPVi (la vendita di azioni della banca presso clienti finanziati ad hoc dalla banca stessa) perché non è mai stata informata. È la stessa linea di autodifesa adottata da via Nazionale in occasione del dissesto di Mps: pure oggettivamente favorito dal via libera della Vigilanza all’acquisto di AntonVeneta nel 2007.


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