BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Bankitalia racconta la "verità" su Zonin, ma sulla Spoleto è gaffe

Dura nota della Banca d'Italia difende la vigilanza su Popolare Vicenza, ma fanno discutere le accuse di "attacco politico" sul caso Spoleto. GIANNI CREDIT

Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Ancora una giornata molto complessa per la vigilanza bancaria in Italia. E tutto alla vigilia della Giornata del Risparmio che vedrà parlare in successione il leader delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti, e quello dei banchieri, Antonio Patuelli, e quindi le due autorità monetarie (il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan). Naturalmente la protagonista, ieri è stata la Banca d’Italia, su ben tre fronti critici. e con risultati alterni.

La “Nota di chiarimento” sul caso Popolare di Vicenza era stata preannunciata personalmente da Visco a Lima, a margine dell’assemblea Fmi: con toni che erano parsi più soft di quelli poi usati per iscritto ieri. La vicenda si protrae da almeno un mese: da quando la Procura di Vicenza ha indagato i vertici della Popolare cittadina per ostacolo alla vigilanza. Nei fatti sulla graticola è finita soprattutto la Vigilanza di via Nazionale. Il presidente della Popolare, Gianni Zonin, fino a ieri sera era ancora al suo posto: nonostante il dissesto conclamato, le ripetute bocciature da parte della Bce, il forte abbattimento atteso per le azioni detenute da 117mila soci e la necessità di una maxi-ricapitalizzazione. Molti osservatori invece avevano alzato il tiro su via Nazionale, colpita nei giorni successivi da altri strali: sulla controversa indagine sulla Popolare di Spoleto e sul “caso Palenzona” in UniCredit.

Così ieri Palazzo Koch ha rotto gli indugi con una comunicazione inedita: a inchiesta giudiziaria “aperta”(inchiesta che peraltro potrebbe ora accelerare una volta che la vigilanza ha ufficialmente confermato di essere stata “ostacolata”). Le 5 pagine di ricostruzione raccontano molta verità, forse tutta la verità di Bankitalia sul caso: anche quando l’authority affronta l’imbarazzo indubbio di enumerare le 7 ispezioni compiute a Vicenza nell’arco di dieci anni e sotto tre governatori (Antonio Fazio, Mario Draghi e Visco stesso). Irrogando raccomandazioni e anche qualche sanzione: mai, tuttavia, tagliando i nodi e bloccando la degenerazione della situzione. Ciò che invece è avvenuto solo dopo l’avvio dell’Unione bancaria e la calata degli ispettori dalla Bce.

Visco tuttavia ribadisce con chiarezza e forza due circostanze di fatto. La prima: la Vigilanza non ha mai autorizzato l’operazione più anomala e problematica della gestione recente BPVi (la vendita di azioni della banca presso clienti finanziati ad hoc dalla banca stessa) perché non è mai stata informata. È la stessa linea di autodifesa adottata da via Nazionale in occasione del dissesto di Mps: pure oggettivamente favorito dal via libera della Vigilanza all’acquisto di AntonVeneta nel 2007.