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SPY FINANZA/ Così le banche centrali possono "spingere" il petrolio

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L'esempio più vivido del déjà vu rappresentato da questo scenario è proprio l'andamento del Nasdaq, un'analogia 1998-2015 quasi perfetta, visto che l'indice sta portando avanti il rally dopo un calo del 18% e nonostante il tonfo del comparto bio-tech. Direte voi, cosa c'entra tutto questo con il petrolio? Ve lo spiego subito, anzi ve lo spiega il grafico a fondo pagina, il quale ci mostra quale potrebbe essere il movimento del prezzo del greggio se l'analogia con il biennio 1998-1999 dovesse davvero risultare reale: siamo di fronte al classico principio del "first-in, last-out", ma se la crisi dei mercati emergenti dovesse essere tamponata da qualche evento esterno (vedi la Fed che toglie del tutto dal tavolo l'opzione rialzo dei tassi e comincia a parlare di potenziale Qe4), allora questo evento catalizzatore potrebbe spingere in alto le valutazioni del petrolio, esattamente come accadde nella prima parte del 1999. 

Se davvero sarà déjà vu, il prezzo del barile potrebbe salire del 150%. Certo, occorrerebbe un insieme di eventi concomitanti, ovvero la Fed che si ferma, innesca il rally e poi alza i tassi, il dollaro che va significativamente in rally e la domanda di Cina, Giappone ed Europa che sorprendentemente sale. Impossibile? Difficile, tremendamente difficile ma non impossibile, perché ricordatevi che non viviamo in un mercato normale, in quello dove le entità partecipanti vivono secondo il principio della stampa perenne di denaro. E attenzione, perché se è vero che appare molto complicato attendersi mosse azzardate dalla Fed è altrettanto vero che l'unica vera preoccupazione della Cina non è certo mandare in reflazione la bolla immobiliare o sostenere il mercato azionario ma proprio far salire il prezzo della commodities, visto che più della metà delle sue aziende del comparto sono talmente esposte alla leva da essere incapaci di coprire i costi del servizio del debito a questi prezzi, come vi dicevo la scorsa settimana. Quindi, o si lascia partire una cascata di default nel comparto commodities cinese oppure si fa di tutto per far salire i prezzi, petrolio in testa. 

In tale contesto, però, logica vorrebbe che una nuova iniezione di liquidità si sostanzierebbe meramente in ulteriore finanziamento a basso costo che andrebbe a stimolare la produzione: ovvero, ulteriore saturazione del mercato e quindi prezzi in calo. Ma attenzione, perché c'è un'opzione che sta diventando giorno dopo giorno sempre più argomento di discussione. Ovvero, il fatto che non stia scritto in nessuno statuto delle Banche centrali che queste ultime non possano comprare commodities in varie forme, in primis Etf. 

Si varcherà anche questo Rubicone? Io non penso, se non come extrema ratio e continuo a pensare che sarà lo scenario bellico mediorientale a garantire il casus belli per uno shock rialzista sul petrolio, tanto più che l'altro giorno proprio l'aviazione dell'Arabia Saudita ha colpito un altro ospedale di "Medici senza frontiere" durante i suoi raid in Yemen per combattere le milizie filo-iraniane. Tra qui e la Siria, non scordando l'Iraq dove ora i russi compiranno raid anti-Isis, la possibilità di un "incidente" o di una false flag che inneschi un'escalation sta salendo di giorno in giorno. E se cominceremo a vedere traffico tra le posizioni long nel mercato futures del petrolio, allora vorrà dire che quella possibilità appare quasi una certezza. A volte la guerra la si osserva meglio dalle sale trading. 

 



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COMMENTI
28/10/2015 - Analogie interessanti (Giuseppe Crippa)

Davvero interessanti i grafici presentati oggi, grazie Bottarelli! Mi chiedo se esista un software in grado di analizzare l’andamento borsistico di singoli titoli (o settori merceologici) e ritrovare nel passato trend simili a quelli, per esempio, degli ultimi mesi così da presupporne, per analogia, l’andamento nel prossimo futuro. Se non esistesse, questa potrebbe essere un’idea per una nuova piccolissima start-up…