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SPY FINANZA/ Un'altra bolla cinese è in arrivo

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E se può essere di sollievo per alcuni il fatto che la prossima settimana i mercati azionari cinesi saranno chiusi in ossequio a una ricorrenza nazionale, questo offrirà a traders e analisti solo più tempo per riflettere sull'ultimo dato ufficiale riguardo il comparto manifatturiero del Dragone, a dir poco deludente. Siamo a 49.8, più dell'attesa di 49.7 ma ancora sotto quota 50, ovvero la linea che demarca contrazione da crescita. Il problema è che se il dato ufficiale è brutto, quello non ufficiale ma molto seguito, ovvero il Caixin, è ancora peggio, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, visto che si è scesi da 47.3 a 47.2, la lettura più bassa dal marzo del 2009! 

E attenzione, perché l'accelerante che potrebbe rendere letale l'incendio economico e finanziario cinese sta rimandando sinistri scricchiolii. Parlo del sistema bancario ombra, per l'esattezza la sua capacità di permettere ai governi locali di evitare le restrizioni sul credito, un qualcosa che ha portato all'accumulazione di debito pari al 35% del Pil e che ha visto triliardi di yuan incanalati in investimenti speculativi attraverso la proliferazione di prodotti per la gestione del risparmio con palesi mismatch sulle maturazioni. Inoltre, il 40% dell'esposizione creditizia in Cina è fuori bilancio nel settore bancario, rendendo quindi praticamente impossibile quantificare quale sia la reale esposizione degli istituti. 

Le banche più rischiose e spericolate, infatti, stanno investendo i fondi dei clienti in finanziamento mantenuto fuori bilancio, di fatto rendendo impossibile la vita alle agenzie di rating chiamate a valutare la qualità dei loro assets. Inoltre, anche a bilancio si possono fare parecchi magheggi, ad esempio basti vedere l'aumento esponenziale di prodotti denominati come "receivables", che spesso includono finanziamento ombra come trust e prodotti di gestione del risparmio: parliamo di un aumento del 25% nella prima metà di quest'anno, rispetto al +12% dell'aumento degli assets totali e questo vale per tutte le banche cinesi, incluse le cosiddette Big Four. 

Se a questa espansione ancora significativa del credito uniamo ora il rallentamento della seconda economia mondiale, il cocktail rischia di diventare letale, tanto che Standard&Poor's ha tagliato la sua valutazione sul rischio economico del settore bancario cinese da "stabile" a "negativo". Parliamo di un mercato da 41 triliardi di yuan (6,4 triliardi di dollari), stando a dati di Moody's relativi alla fine del 2014, un business enorme reso ancora più attraente dai cinque tagli dei tassi di interesse compiuti dalla Banca centrale cinese dallo scorso novembre a oggi. 

L'ultimo grafico può darvi un'idea di quanto i "receivables" stiano diventando l'investimento quasi core di sempre più banche cinesi, di fatto aumentando il rischio di sostenibilità, visto che nessuno conosce la qualità di quegli assets, i quali sono oltretutto ignoti perché non vengono riportati nelle previsioni sui prestiti dagli istituti. Insomma, i creditori possono bypassare le restrizioni sui prestiti, mentre i risparmiatori possono ottenere rendimenti più alti rispetto ai tassi sul deposito con un cap legale. 

È sostanzialmente la logica delle asset-backed securities, di fatto trust, piani di gestione del patrimonio e prodotti di gestione del risparmio che impacchettano prestiti in prodotti per i compratori. Dentro può esserci di tutto, ma a bilancio delle banche non compare niente, solo la voce "receivables": alla luce di tutto questo, le parole di Yu Yongding fanno ancora più paura. 

 

 

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COMMENTI
04/10/2015 - un triliardo vale 10alla21 o no? (CARLO CAZZANELLI)

leggo nell'articolo la frase «che ha visto triliardi di yuan incanalati ...», apprendo dai multipli del sistema internazionale di misure che 1 triliardo vale 10alla21, deduco che la frase virgolettata indicherebbe un numero eccessivo di yuan, o sbaglio? Ciao.