BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BANCHE E POLITICA/ Azzi: no alla balcanizzazione delle Bcc

Pubblicazione:sabato 31 ottobre 2015

Alessandro Azzi (Infophoto) Alessandro Azzi (Infophoto)

Dall’altro - ha riconosciuto il presidente nella tradizionale “chiacchierata al caminetto” con i leader delle “sue” Bcc - ha pesato la mancata realizzazione di quel fondo di garanzia istituzionale (Ips nel gergo europeo). “Un fondo istituzionale è stato un obiettivo a lungo perseguito e per il quale noi come Federazione lombarda ci siamo spesi con sollecitazioni decise. Ma, occorre riconoscerlo, il movimento del Credito Cooperativo non è riuscito per tempo a portarlo a termine per via di quelle che il lo stesso capo della vigilanza della Banca d’Italia, Barbagallo, nel febbraio 2015 a Bolzano ha definito resistenze e esitazioni all’interno della categoria”.

E allora - mentre le semestrali chiuse a giugno, intanto, pongono “interrogativi complicati” e le previsioni per i bilanci del 2016 giustificano “inquietudini” - il Credito cooperativo è costretto ad affrontare la fase iniziale dell’Unione bancaria, il 2016, “che è la fase più impegnativa e piena di incognite, privo di uno strumento indispensabile di prevenzione, di intervento, di garanzia, privo di un presidio di proporzionalità strutturata, privo di un collante di coesione che ci avrebbe portato sì a una integrazione più intensa, ma in modo progressivo e graduale”. A tutta la platea è stato chiaro che se il fondo di garanzia istituzionale è “strumento indispensabile” esso è davvero efficace se è unico: costruito all’interno di un gruppo unico. Ma gruppo unico non è sinonimo di super-concentrazione, di “catena di fusioni”, anzi: il gruppo unico - eventualmente reso più flessibile da sottogruppi - è il contenitore utile a dare robustezza collettiva alla declinazione della cooperazione bancaria nel ventunesimo secolo.

“Non è la dimensione che salva, è la qualità del governo societario che fa la differenza”, ha voluto precisare il presidente Federcasse. Certamente però il percorso di aggregazione tra Bcc è utile, soprattutto in questa fase, in certi casi necessario, ineludibile: ma va perseguito secondo logiche e impostazioni che trovano sintesi e guida nella Federazione, la casa di tutti. “Se l’obiettivo è la messa in sicurezza, bisogna farlo secondo logiche e regole impostate nell’interesse generale, altrimenti si mette in miglior posizione la situazione di qualcuno, si lascia in situazione difficile la posizione di qualcun altro e poi comunque anche i primi devono andare a soccorrere i secondi”. 

Unità, ancora unità: “Non esiste il singolo sportello di una singola Bcc isolata e autonoma: anche il singolo sportello dell’ultima è più sperduta Bcc è uno sportello del Credito Cooperativo e il Credito Cooperativo insieme, fatto di piccoli, insieme è una forza ed è una delle solidità dell’industria bancaria italiana”.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.