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FINANZA E POLITICA/ 2016, così Renzi prepara le elezioni

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Per ottenere questo risultato avremmo bisogno di più crescita, ma anche di ridurre l'aumento dello stock di debito che si accumula anno dopo anno. Come spiega la Banca d'Italia, è possibile rilevare dei mesi in cui il debito assoluto scende per poi risalire, ma il dato atteso a fine anno è comunque in crescita rispetto al dicembre 2014, e alla fine del 2016 sarà in crescita rispetto al dicembre 2015. Il ministro dell'Economia lo sa, tanto che "la stessa programmazione del governo prevede che il debito in valore assoluto o in termini monetari cresca in modo continuativo fino al 2019 quando dovrebbe raggiungere il valore di 2.218,2 miliardi di euro", parole scritte sul sito del Mef (Ministero dell'economia e finanze). 

Insomma, quando comincerà il rialzo dei tassi l'Italia si troverà ancora una volta tra i paesi a rischio perché non ha avviato il deleveraging, cioè il rientro dall'alto indebitamento. Anche chi sostiene che solo la crescita può far ridurre il rapporto tra debito e Pil non può non tener conto che dobbiamo finanziare duemila e duecento miliardi di euro offrendo titoli sul mercato finanziario e pagando ogni anno interessi superiori a 4 punti di Pil: sono esattamente 4,2 quest'anno, il doppio rispetto alla spesa per investimenti fissi lordi. Secondo le stime del governo, la situazione migliorerà ma di poco, perché nel 2018 la spesa per interessi sarà ancora pari al 3,8% del Pil. Calcoli fatti tenendo conto di poter godere ancora di queste condizioni monetarie eccezionali che, per citare ancora Saccomanni, "non dovrebbero durare a lungo". 

Mario Draghi aveva avvertito che i benefici della congiuntura positiva e della politica monetaria espansiva dovevano essere destinati a ridurre il debito, favorendo la crescita con minori tasse e minori spese. Renzi ha seguito un'altra strada, quella del deficit spending, con una finanziaria dove due terzi delle uscite sono in disavanzo, pensando che sia politicamente più favorevole (tagliare la spesa costa voti). È un azzardo. Può darsi che abbia fortuna e gli vada bene. Ma anche in questo caso l'Italia avrà perso l'occasione per un risanamento duraturo. 

Un discorso da gufi? Piuttosto da formiche realiste: non facciamoci incantare dai pifferai magici, il tempo delle cicale non tornerà più.



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COMMENTI
31/10/2015 - Senza Italicum in vigore no a elezioni anticipate (Carlo Cerofolini)

Probabile che Renzi voglia andare nel 2016 a elezioni politiche anticipate, però non a primavera ma casomai in autunno, perché l’Italicum fino a giugno non sarà in vigore e con il Consultellum sarà molto difficile che il Pd abbia la maggioranza, ragion per cui si dovrebbe formare un governo di coalizione. Però nel caso che alle amministrative di primavera il Pd facesse flop – non difficile - addio sogni di gloria per Renzi e per le sue narrazioni.