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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ 2016, così Renzi prepara le elezioni

I dati sull'economia italiana sembrano essere migliori del previsto. E Renzi, spiega STEFANO CINGOLANI, sembra pronto a passare all'incasso con elezioni anticipate a primavera

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Adesso anche la prudente Banca d'Italia si sbilancia e alza all'1% le previsioni di crescita del Pil per quest'anno. Dunque, siamo fuori dalla dannazione dello zero virgola. I prezzi cominciano a salire sia pur lentamente, quindi possiamo sfuggire alla deflazione. L'occupazione migliora, anche se in modo contraddittorio e a macchie di leopardo. Le banche cominciano a prestare quattrini a famiglie e imprese, a condizioni migliori che in passato. Insomma, tutti gli indicatori mostrano una congiuntura migliore. Di quell'1%, tre decimi sono conseguenza della politica economica (la riduzione delle imposte soprattutto sulla prima casa e le riforme del mercato del lavoro), il resto dipende dalle condizioni internazionali favorevoli (l'abbondante moneta stampata dalla banca centrale, le esportazioni che tengono anche se rallentano a vista d'occhio, un capitale finanziario abbondante in cerca di sbocchi profittevoli). 

Tutto bene, dunque? Meglio del previsto. E ciò induce il governo a incassare i benefici politici della svolta economica. Qui entriamo nel regno della massima imprevedibilità. Oggi come oggi molti segnali fanno pensare che Matteo Renzi calcoli di andare alle urne nella prossima primavera, quando comunque saranno chiamati alle urne gli elettori di Milano, Torino, Napoli e probabilmente Roma, cioè là dove si concentra una gran massa di consensi politici. Piuttosto che rischiare di perdere alcune grandi città, conviene anticipare i tempi e chiedere il voto su un governo che porta a casa alcune riforme importanti, come il mercato del lavoro e il Senato, e in più la ripresa economica. Non solo: a destra non c'è nessuno sfidante in grado di vincere e il Movimento 5 Stelle non ha dimostrato di essere una forza di governo. Insomma, tutto spinge a capitalizzare i miglioramenti di breve periodo. Renzi è un keynesiano per vocazione, per lui nel lungo periodo siamo tutti morti.

Eppure, molti fattori inducono a guardare avanti con lenti diverse. Intervistato da Repubblica, Fabrizio Saccomanni, già ministro dell'Economia e numero due alla Banca d'Italia, mette le mani avanti. L'abbondanza di liquidità e i tassi di rendimento sotto zero producono risparmi virtuali che possono essere stimati fino a 6 miliardi di euro l'anno. Dunque, ci sarebbero più risorse per aumentare la spesa o ridurre le tasse sostenendo la ripresa. Ma "è chiaro che parliamo di una situazione che realisticamente non dovrebbe durare a lungo", avverte Saccomanni. Non sappiamo quando finirà la bonanza, "realisticamente" potremmo dire fino al momento in cui dagli Stati Uniti partirà la svolta nella politica monetaria con il rialzo dei tassi d'interesse. La Bce non seguirà subito al Fed, però, "realisticamente", a metà del prossimo anno cambierà il vento anche nella zona euro. 

Se non ci saranno turbolenze impreviste, l'estate del 2016 diventerà un momento della verità. Il governo cercherà di arrivarci spingendo al massimo l'acceleratore fiscale, cioè aumentando il deficit pubblico, rosicchiando tutti i margini di flessibilità, portando il disavanzo vicino al 3% del Pil. Ammettiamo che, così facendo, sia riuscito a ottenere una crescita di un punto e mezzo in termini nominali (considerando una inflazione che oggi come oggi è estremamente bassa). Purtroppo non basterebbe a ridurre il debito, perché se applicassimo le regole del Fiscal compact, con il debito attuale, il prodotto lordo dovrebbe salire di un altro punto percentuale. 


COMMENTI
31/10/2015 - Senza Italicum in vigore no a elezioni anticipate (Carlo Cerofolini)

Probabile che Renzi voglia andare nel 2016 a elezioni politiche anticipate, però non a primavera ma casomai in autunno, perché l’Italicum fino a giugno non sarà in vigore e con il Consultellum sarà molto difficile che il Pd abbia la maggioranza, ragion per cui si dovrebbe formare un governo di coalizione. Però nel caso che alle amministrative di primavera il Pd facesse flop – non difficile - addio sogni di gloria per Renzi e per le sue narrazioni.