BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Gli "affari" del Kazakistan tra Expo, Eni e Usa

Pubblicazione:sabato 31 ottobre 2015

Infophoto Infophoto

La multa sarebbe, grosso modo, in linea con le sanzioni che il governo ha minacciato di imporre nel 2010, quando il contenzioso finì con un accordo che ha permesso allo Stato di entrare nel progetto con una quota del 10%. Al momento, infatti, oltre alla società pubblica KazMunayGaz che ha appunto il 10%, ci sono anche la società statunitense Chevron con il 18% e la russa Lukoil con il 13,5%. Stando alla valutazione di alcuni esperti, la sanzione potrebbe essere un modo per aumentare ulteriormente la partecipazione del governo kazako, ma l'ipotesi non è stata confermata e anche KazMunayGaz ha declinato ogni commento in merito, indicando il ministero dell'Energia kazako come referente per ulteriori informazioni, ancora non pervenute. Strano però, crisi in vista e contestualmente multa miliardaria contro Eni: non vedete qualche contemporaneità sospetta? Solo poche settimane fa, inoltre, il ministero dell'energia kazako aveva dichiarato come non esistesse nessun interesse da parte dello Stato kazako ad aumentare la quota nel progetto Karachagakan. 

Tuttavia, la vicenda potrebbe vedere ulteriori sviluppi nei primi mesi del prossimo anno, visto che BG Group dovrebbe essere acquisita da Dutch Royal Shell per circa 70 miliardi di dollari. Nel caso in cui il controllo di BG Group dovesse passare di mano, il governo kazako potrebbe esercitare il diritto di prelazione per l'acquisto della partecipazione di BG Group nel progetto di questo giacimento, le cui riserve di petrolio ammontano a 1,2 miliardi di tonnellate, mentre le riserve di gas superano gli 1,35 miliardi di metri cubi. A oggi, è stimato che quasi il 45% del gas e il 16% di tutti gli idrocarburi liquidi prodotti in Kazakistan vengano estratti da questo giacimento. Insomma, non un business di poco conto. Anzi. Soprattutto in un momento delicato per chi, come Eni, opera nel mondo del petrolio e degli idrocarburi, i quali scontano la fine del super-ciclo delle commodities e il calo dei prezzi. 

Tanto più che, in attesa di conoscere gli sviluppi riguardo le attività in Kazakistan e archiviata la cessione del 12,5% di Saipem al Fondo strategico italiano, proprio giovedì Eni si è presentata all'appuntamento dei conti. In chiaroscuro, nonostante la ristrutturazione profonda messa in campo dall'ad del gruppo, Claudio Descalzi. Forte della crescita produttiva segnata sia nel trimestre (+8,1%, a 1,703 milioni di barili al giorno), sia nei primi nove mesi dell'anno (+8,7%), nonché dei successi esplorativi e negli altri business (raffinazione, chimica e gas), i risultati del gruppo scontano la dinamica ribassista del mercato. Nel trimestre l'utile operativo adjusted, esclusa Saipem, è pari a 0,6 miliardi nel trimestre (-79%) e 3,51 miliardi nei nove mesi (-60%), mentre includendo la controllata, l'utile l'operativo rettificato è sceso a 0,7 miliardi nel trimestre (-75,2%) nel trimestre e del 66,7%, a quota 3,08 miliardi da gennaio a settembre. L'utile netto rettificato, invece, si è fermato, escludendo gli effetti della controllata, a -0,29 miliardi nel trimestre con un peggioramento di 1,42 miliardi rispetto al dato registrato nello stesso periodo del 2014, mentre sui nove mesi la diminuzione, sempre escludendo Saipem, è stata del 76%, a 759 milioni. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >