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SPY FINANZA/ Usa, la "finta ripresa" che piace ai mercati

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L'attenzione degli economisti del Fondo è appunto concentrata verso le economie emergenti, sulle quali pesa il crollo dei prezzi delle materie prime, la ricaduta del passato boom creditizio e, in alcuni casi, l'instabilità politica. La crescita dei Paesi emergenti è in calo per il quinto anno consecutivo al 4%, prima di risalire, nelle previsioni del Fmi, al 4,5% nel 2016. La frenata della Cina, sulla quale ci sono ora serie preoccupazioni per la crescita futura, è in linea con le attese ma ha avuto ripercussioni maggiori del previsto, come dimostrano le turbolenze sui mercati finanziari nel mese di agosto. Se la Cina sta rallentando da oltre il 7% verso il 6%, per il Fmi la Russia e soprattutto il Brasile sono in recessione. 

Su queste ultime due nazioni sono d’accordo, ma l'utilizzo di energia attuale mi fa dire senza timore di smentita che la crescita cinese reale non è superiore al 4,5%, un dato che Europa e Usa si sognano ma che impatterà in un mondo abituato a un Pil del Dragone che sfiorava la doppia cifra. Pesa poi l'incognita, per gli emergenti soprattutto, della restrizione delle condizioni finanziarie dovuta al potenziale rialzo dei tassi d'interesse negli Stati Uniti, decisione che il Fondo monetario ha a lungo consigliato di rinviare, ma Janet Yellen nel suo ultimo discorso ha fatto capire essere molto probabile entro la fine dell'anno. 

Balle e sapete perché? Perché lunedì Goldman Sachs ha pubblicato un report il cui punto focale è rappresentato da questa frase: «Stante il contesto attuale, è interessante notare come dopo il dato sull’occupazione di venerdì scorso la probabilità implicita di un rialzo dei tassi da parte del mercato è passata dal 2016 al 2017». E, come sapete, il giudizio di Goldman Sachs conta qualcosa sulle scelte economiche e monetarie Usa. Ma non rallegriamoci troppo per questo rinvio, perché non fa altro che confermare il punto del mio articolo: ovvero, che negli Usa la ripresa non c'è mai stata, se non per la Borsa e come dal mondo del Qe infinito sia sempre più complicato e doloroso poter uscire, anche solo per un quarto di punto di aumento. Complimenti alle Banche centrali, un vero capolavoro.

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