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FINANZA/ Il "boomerang" della Bce che ci riporta in crisi

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Dunque, in sintesi, il risultato del Qe che, ricordiamolo, è finalizzato a riattivare il ciclo economico, ha invece un risultato opposto: da una parte i possessori di liquidità investita sui depositi o nei titoli di Stato vengono impoveriti (dunque minor potere di acquisto); dall'altra, coloro che sono indebitati si vedono ulteriormente impoveriti da maggiori costi finanziari. Risultato del Qe: il ciclo economico inizialmente manifesta un leggera ripresa, successivamente ricade al punto da cui era partito, se non peggiore, con conseguente "riaccensione" della deflazione.

Un altro degli effetti malefici del Qe è quello di alimentare le bolle speculative in vari settori, tra cui quello immobiliare. A tal proposito si veda il forte incremento del prezzo delle abitazioni a Copenhagen (tra il 40%-60%), dov'è stata attuata per prima in Europa la politica dei tassi negativi da parte della Banca centrale.

Draghi, l'altro giorno, almeno al momento, ha soltanto "detto" di essere pronto ad aumentare il Qe (in termini di qualità, quantità e scadenze),  così come fece nel 2012 con il suo famoso "whatever it takes",  e già i mercati (azionari e dei cambi) si sono abbondantemente mossi, quasi "festeggiando". Ma credo non ci sia proprio nulla da festeggiare. Gli unici "titolati"  a farlo sono gli speculatori di professione che, difatti, oramai dal 2008, ringraziano le Banche centrali per la loro dissennata (per tutti noi) politica monetaria, che tanti profitti genera per loro. 

La politica annunciata giovedì scorso da Draghi non farà altro che continuare ad alimentare la "guerra delle valute", generando contro-reazioni a difesa delle loro valute da parte di altre Banche centrali che già attuano la politica dei tassi negativi (Banca centrale svizzera, quelle dei paesi del nord Europa, ecc.). Inoltre, gli effetti positivi sull'euro metteranno ancora più in imbarazzo la presidente della Fed,  Janet Yellen, la quale si sta macerando il cervello sulla decisione ("vorrei, ma non posso") se alzare o meno i tassi di interesse. Decisione, peraltro, gravida di conseguenze sulla crescita mondiale (effetti negativi sui Paesi emergenti).

La Bce è stata l'unica Banca centrale al mondo a mantenere un equilibrio tra la crescita del Pil e quella dell'indebitamento, e ciò perché nel Board della stessa siedono i tedeschi della Bundesbank. Per questo, non so se si possa condividere quanto dice l'articolista Bertone circa una presunta "benedizione" dei tedeschi di questa mossa espansiva della Bce, racchiusa nelle ultime parole di Draghi, e ciò a motivo del rallentamento del ciclo economico tedesco, alimentato anche dallo scandalo della  Volkswagen.

Perché, allora, mi chiedo, la Bce non apre gli occhi e non vede i risultati fallimentari della pesante politica del Qe attuata dal Giappone? Perché imitare i "ciechi" e ostinati attuatori, Abe (primo ministro) e Kuroda (Governatore della Banca centrale giapponese), di questa politica monetaria attuata in Giappone? Non è meglio spingere gli Stati sovrani ad attuare vere riforme strutturali, per altro sollecitate dalla stessa Bce, piuttosto che spingerli in uno stato soporifero generato dal Qe? 

Proprio Renzi, con la sua manovra finanziaria, è l'esempio di questa non bella situazione. Infatti, ha progettato una manovra finanziaria che è formata da tanti "contentini" ma che sostanzialmente non porta da nessuna parte. I problemi li avremo sempre davanti. Auguri! (a tutti noi).



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