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FINANZA & POLITICA/ La contro-narrazione di Draghi: l'Italia è rinata nel 2011 (non con Renzi)

Pubblicazione:domenica 1 novembre 2015 - Ultimo aggiornamento:domenica 1 novembre 2015, 11.00

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Non un accenno ai casi Mps o Popolare di Vicenza, su cui da più parti e più volte è stata chiamata in causa la sua responsabilità di vigilante italiano. Né una parola su alcune emergenze-Paese correnti sul fronte bancario: la Ue frena con argomenti formali la nascita di una semplice bad bank con garanzia pubblica, mentre altri grandi Stati dell'Unione hanno salvato di peso le loro banche fallite. Oppure l'insidiosissimo no di Bruxelles al salvataggio da parte del Fondo Interbancario di Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Banca Etruria: che da gennaio potrebbero teoricamente essere banco di prova di "bail-in" a spese dei correntisti. L'Europa delle banche e dei banchieri - e forse non solo quella - appare in ogni caso più frammentata che mai: a dispetto della soddisfazione espressa da Draghi a cento giorni dall'accordi salva-Grecia.

Il merito politico-economico dell'intervista non contiene novità di rilievo, anzi. La prospettiva di un QE-2 nell'euro - posta da settimane da Draghi sul tavolo Bce - viene ripresentata nell'intervista in termini rituali. E il riferimento a una ripartenza dell'inflazione da metà 2016 per tornare in avvistamento del 2% a fine 2017 sembra un argomento double face: che i falchi tedeschi potrebbero tranquillamente usare per stoppare il tentativo di "seconda volta" di Draghi sull'espansionismo monetario. Che per ora è destinato a concludersi nel settembre 2016: alla vigilia delle presidenziali americane. (A proposito di America: curioso che in un momento di tensione estrema tra Usa e Germania per il caso Volkswagen, Draghi abbia ritenuto prudente ribadire che "non c'è legame" fra le strategie delle due banche centrali, entrambe focalizzate sulla loro "giurisdizioni" valutarie).

E il governo italiano? Alle solite: il banchiere centrale più che promuoverlo lo incoraggia, ma sempre con apprensione. La riforma del mercato del lavoro, in fondo, nella prospettiva di Draghi è un suo suggerimento doverosamente seguito fin troppo tardi. Invece sbagliano i governi - come evidentemente quello italiano nella legge di bilancio 2016 - a non approfittare dell'eccezionalità dei "tassi zero" per rimettere in sesto i propri conti, tagliando spese correnti e rilanciando gli investimenti per riaccendere il Pil. Difficile che Renzi sia d'accordo con questa "narrazione". Ma ancora una volta Draghi e Renzi sembrano aver bisogno l'uno dell'altr. Al primo non potrà certo dispiacere l'aggressività politica di Renzi nell'invocare più flessibilità - fiscale e monetaria - quando nel consiglio Bce si tornerà a battere i pugni sul tavolo del QE-2. Il premier italiano sa invece che il governatore con passaporto italiano a Francoforte e ottime entrature a Londra e Wall Street è ancora un alleato obbligato.



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COMMENTI
07/11/2015 - draghi (delfini paolo)

Il DECLINO dell' Italia è cominciato nel 2011 !!!