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MANOVRA 2015/ La "polpa" dietro le polemiche su Imu e contanti

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La discussione politica ed economica è ormai entrata nel vivo del disegno legge di stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre scorso. Come ogni anno, la manovra non è stata accolta con grande entusiasmo dal mondo politico: c'è chi accusa il governo di voler detassare i ricchi a scapito dei poveri e di favorire il riciclaggio e l’evasione; c'è chi promette battaglia per i tagli alla sanità e chi punta il dito contro l’incremento del deficit. 

Naturalmente, sono tutti aspetti parzialmente veri. Se si considerano le cifre contenute nel comunicato stampa del Governo, si scopre che più della metà degli impegni (16,8 miliardi su 26,5 complessivi per il momento) è finalizzata all’eliminazione di clausole di salvaguardia pregresse (aumento di accise e Iva dal 2016) e che, parimenti, più della metà delle risorse (14,6 miliardi) proviene dalla flessibilità già concessa dall’Ue, al netto di un'eventuale ulteriore flessibilità a fronte dell’emergenza migranti. Sarebbe certamente meglio effettuare tagli qualitativi alla spesa pubblica (la cosiddetta “spending review”), che però non si riescono mai a fare se non in misura asettica e lineare. Tuttavia, finanziare parte della manovra in deficit non significa necessariamente creare danni economici, purché i soldi siano ben spesi e non vadano soltanto a incrementare il debito.

Tanta polemica si è concentrata sull’abolizione dell’Imu sulla prima casa dove alcuni hanno gridato allo scandalo perché la misura avrebbe agevolato indistintamente chi vive in un castello e chi vive in un misero appartamento. Ma quanti italiani abitano in un castello? Secondo stime de Il Sole 24 Ore, l’esenzione Imu su immobili di lusso, poi stralciata dalla manovra, avrebbe interessato circa 73.000 abitazioni accatastate nelle categorie A/1, A/8 e A/9. L’eliminazione dell’Imu, inoltre, vale circa 4 miliardi, molto meno della neutralizzazione delle clausole di salvaguardia sopra accennate; dunque, perché tanto rumore?

In senso lato, poi, il capitolo Imu include anche l’esenzione per tutti i terreni agricoli utilizzati da coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali e società. Tale misura si tradurrà certamente in un beneficio a favore di un settore, l’agricoltura, in notevole crescita soprattutto negli ultimi due anni come fattore produttivo: nel secondo trimestre 2015, ad esempio, l’export agro-alimentare italiano si è confermato ad alti livelli, soprattutto nel Mezzogiorno, con ortofrutta, mozzarella di bufala, conserve di Nocera, caffè e pasta napoletana, crescendo più del doppio rispetto alla media italiana (14,8% a fronte del 7%). Guardare all’abolizione dell’Imu esclusivamente in termini di taglio improduttivo - come l’Unione europea - o in termini di regalo ai “paperoni”, come la “minoranza dem”, mi sembra riduttivo.


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