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BANCHE & FINANZA/ Becchetti: "Bcc essenziali per rilanciare il credito"

Pubblicazione:mercoledì 11 novembre 2015

Alessandro Azzi, presidente Federcasse (Infophoto) Alessandro Azzi, presidente Federcasse (Infophoto)

Conto alla rovescia di fine anno per il Credito cooperativo italiano: il 20 novembre è in programma a Roma l'assemblea annuale di Federcasse, presieduta da Alessandro Azzi, mentre è atteso in Parlamento il decreto con cui il ministero dell'Economia darà ricezione al progetto di autoriforma approvato durante l'estate dalla centrale assoziativa delle 370 Bcc italiane. facciamo il punto della situazione con Leonardo Becchetti, economista dell'Università di Roma-Tor Vergata.

 

Professor Becchetti anche nel corso dell’ultimo seminario organizzato congiuntamente dalle Commissioni finanze di Camera e Senato sul credito cooperativo lei ha richiamato con forza le ragioni della “biodiversità” nel settore bancario.

Qualche tempo fa mi aveva colpito un articolo di Martin Wolf sul Financial Times. Dalla City lamentava che gli impulsi monetari delle banche centrali (il quantitative easing) non mostrassero di trasformarsi in credito alle imprese. La politica monetaria appare dunque inefficace in presenza del modello di banca oggi dominante. Non mi aveva stupito che Wolf concludesse auspicando addirittura il ritorno a una forma di banca pubblica, assunta come più fedele nella trasmissione delle politiche monetarie. Una volta di più è stata l’occasione per porre una questione centrale: invece di oscillare perennemente tra questi due pendoli (pubblico e privato) non sarebbe meglio valorizzare il terzo genere di banca “sociale” sul mercato, cooperativa o etica?

 

Come si caratterizza questo modello?

La mission non è la massimizzazione del profitto, ma il servizio al territorio. Il Dna è fatto di mutualità, solidarietà, sussidiarietà. In Italia questo comparto “di biodiversità bancaria” esiste già ed è molto sviluppato: è il credito cooperativo, forte di una ricchissima tradizione .L’articolo del Wolf non ignora la “legge di Murphy” bancaria dei nostri giorni: se una banca massimizzatrice del profitto può evitare di fare credito a una piccola e media impresa o a un’impresa artigiana, eviterà di farlo. Si tratta di un’attività a bassissimo rendimento e ad alto rischio, non certo l’ideale ai fini del suo mandato primario di creare ricchezza per gli azionisti. E neppure gli algoritmi automatiche riescono a risolvere il problema della concessione di credito, via automazione e riduzione dei costi.

 

In questo quadro come si muovono le Bcc in Italia?

I dati storici delle banche cooperative che nel mondo degli ultimi trent’anni evidenziano un rapporto di prestiti alla clientela su tutela dagli attivi di molti punti percentuali superiore alle banche Spa (e una volatilità degli indici di redditività di gran lunga inferiore). In particolare in Italia le Bcc erogano il 7,1% del credito totale, ma più del 21% del credito alle imprese artigiane, qualche ragione ci sarà nella preoccupazione della associazioni italiana di categoria relativamente alle sorti della banca cooperativa. Però combattere il credit crunch indotto dalle banche profit oriented. ci sono due strade. La prima (sperimentazione tra banca commerciale e banca d’affari) consiste nel costringere la banca di oggi ad occuparsi di credito. Il sistema finanziario come gli ecosistemi diventa più resiliente quando la biodiversità aumenta perché alcuni modelli di banca sono più resistenti ad alcuni tipi di crisi di altre.

 

Il Credito Cooperativo sta accelerando in un percorso di autoriforma.


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