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SPY FINANZA/ Le "balle" sparate da politici e media

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Ora, ironia a parte, chi è il consigliere economico del governo, Topo Gigio? E non pensiate che io attacchi Renzi per diversa appartenenza politica, è una mera constatazione di incapacità manifesta (ieri l'addio del quarto commissario alla spending review dovrebbe dare chiaramente l'idea di quale sia l'impostazione di questo governo, ovvero statalismo del peggior tipo), che però in Italia vale per tutti: la sinistra riunitasi sotto la guida keynesiana di Fassina è talmente fuori dal tempo da fare tenerezza, quasi servirebbe il Wwf, mentre il centrodestra della manifestazione di Bologna è una barzelletta che non fa ridere e che viene anche raccontata male, visto che l'idea di Salvini e la Meloni che gestiscono la transizione da euro a nuovo tallero è un pensiero che nemmeno il Kubrick più allucinato può contemplare. Del Movimento 5 Stelle evito di parlare, si commentano da soli ogni volta che aprono bocca o che, come l'altra notte al Senato, difendono a spada tratta gli interessi delle banche, smentendo clamorosamente con i fatti i loro strepiti da rivoluzionari in servizio permanente ed effettivo. 

Ma la stampa è peggio della politica, fidatevi, anche se pare impossibile raggiungere queste vette. E non solo per la questione saudita. Prendiamo un'altra vicenda, ovvero il dato occupazionale degli Usa di venerdì scorso, quello che ha visto gli Stati Uniti creare 271mila posti di lavoro a ottobre contro un consensus che andava da 175mila a 190mila, portando il tasso di disoccupazione ufficiale al 5%, ovvero la piena occupazione per un mercato del lavoro fluido come quello statunitense. Tutte balle. Primo, il 54% di quel numero da record, ovvero 145mila posti di lavoro, è stato arbitrariamente conteggiato in base al modello nascita-morte, ovvero una stima dell'ammontare netto di posti di lavoro non conteggiati per chiusura attività e posti di lavoro non conteggiati ufficialmente per apertura di nuova attività: peccato che quel modello valga per un'economia bilanciata, non per quella Usa post-crisi e, caso strano, ha sovrastimanto il numero di posti di lavoro creati ma non registrati. Senza quelle unità lavorative arbitrarie, il numero ufficiale sarebbe di 126mila posti di lavoro creati a ottobre, sotto il consensus. 

Ora guardate il grafico a fondo pagina, ci dimostra come stando a dati dello stesso Bureau of Labor Statistics statunitense, 378mila posti di lavoro creati a ottobre sono andati a persone con più di 55 anni, mentre la fascia tra i 25 e 54 anni ha visto sparire 119mila posti lavoro: insomma, si scaricano lavoratori "giovani" e con lavori a tempo pieno che impongono il pagamento delle spese sanitarie di Obamacare con lavoratori più anziani e quasi sempre part-time che accettano qualsiasi condizione e stipendio per il semplice fatto che hanno bisogno di lavorare ancora qualche anno per garantirsi la pensione. Una dinamica davvero da Paese che investe sul futuro sostenibile, tanto più che sempre in ottobre chi dichiarava di fare più di un lavoro è salito di 109mila unità, sintomo che per campare la gente espulsa dai posti di lavoro a tempo determinato accetta più di un lavoro part-time e sottopagato. E questo vale anche per quanto riguarda il computo generale, visto che preso per buono il numero ufficiale di 271mila unità, i dati stessi del Bureau of Labor Statistics ci dicono che i settori che hanno assunto sono quelli che utilizzano maggiormente il part-time e che offrono i salari più bassi, come i servizi personali, l'aiuto temporaneo, il commercio al dettaglio e il settore della ristorazione e del cosiddetto leisure time, ovvero camerieri e baristi.