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SPY FINANZA/ La "guerra" in corso in Europa

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Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo, ha detto chiaro e tondo che non ci sarà nessun esborso fino a quando Atene non avrà adempiuto alle sue «azioni prioritarie obbligatorie», mentre il ministro delle Finanze olandese, Jan Kees de Jager, ha definito una priorità chiave il cambio di governance del sistema bancario ellenico prima che i creditori sborsino un solo euro dei 14,4 miliardi necessari per tamponare il buco del sistema finanziario. I creditori sperano che il settore privato sborsi almeno 4,4 miliardi, lasciando che il fondo di bail-out contribuisca per gli altri 10, ma il settore bancario continua ad annegare nelle sofferenze e il grafico a fondo pagina ci mostra come il comparto abbia perso due terzi del suo valore da inizio anno. 

Per tutti a Bruxelles serve un'azione più incisiva contro i crediti in deterioramento e l'aumento delle insolvenze dei creditori, poiché per finalizzare il processo di ricapitalizzazione occorre eliminare queste criticità: come al solito, ipocrisia allo stato puro, visto che in un Paese dove sempre più gente non solo non può pagare le bollette ma nemmeno curarsi, appare impossibile dare vita a uno stato di polizia fiscale. Cosa intendono pignorare i geni dell'Eurogruppo, i debiti della gente? E la questione è che non solo le istituzioni europee e la Germania pongono ostacoli molto duri, ma anche gli Stati dell'Est, visto che il ministro delle Finanza slovacco, Peter Kazimir, ha dichiarato che «prima di sborsare denaro dobbiamo vedere come sarà il processo di ricapitalizzazione. Inoltre, vogliamo e abbiamo bisogno di una solida partecipazione degli investitori privati». 

Insomma, le banche greche tornano di moda. Ma al centro della disputa c'è altro, dopo che Atene è riuscita a evitare una super-Iva del 23% sulle scuole private: ovvero, la nuova legge sul pignoramento di cui vi parlavo prima, uno dei circa 50 punti oggetto di revisione secondo le promesse, le famose "milestone" su cui si basava il salvataggio. Ai sensi del programma concordato quest'estate, la Grecia avrebbe dovuto porre in essere alcune riforme per metà ottobre in cambio dei fondi che consentirebbero al governo di saldare i pagamenti già in sofferenza a fornitori e agenzie governative, ma le elezioni di settembre e i contrasti circa alcune misure chiave hanno fatto ritardare i colloqui con i creditori. 

Il maggiore problema in sospeso sono le nuove norme sulle tempistiche di pignoramento ai proprietari di immobili che non hanno pagato i mutui. Il governo di Syriza intende proteggere i cittadini che rischiano di perdere la prima casa e inizialmente voleva che le banche non espropriassero abitazioni di valore inferiore a 300mila euro, un tetto che i creditori hanno ritenuto troppo elevato. Da allora Atene ha abbassato la soglia di protezione e ha redatto criteri rigorosi, tra cui il reddito annuo del nucleo familiare, per limitare la quantità di case esenti dal pignoramento. E nonostante la pressione sul Paese ellenico per garantire l'ultima tranche di bail-out si sia allentata dall'estate, il ritardo su questo pacchetto di riforme sta anche avendo l'effetto di posporre i negoziati sul taglio dell'ingente carico di debito del Paese, tenendo conto del fatto che il Fmi ha fatto della riduzione del debito un prerequisito all'adesione formale all'ultimo bail-out. Insomma, nonostante il silenzio dei grandi media, preparatevi al ritorno in grande stile del problema greco. 

 


COMMENTI
12/11/2015 - La dittatura (Renato Mazzieri)

Non bisogna farsi illusioni. Da quando esiste, il denaro ha sempre esercitato la sua egemonia sul lavoro. Per ribaltare questa situazione esiste una sola possibilità: un sistema di credito alternativo a quello bancario per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie e senza interessi a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare.