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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "guerra" in corso in Europa

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Ma non basta, perché tre giorni fa la maggioranza indipendentista del Parlamento catalano ha dato il via libera (72 voti a favore, 63 contrari) alla risoluzione che segna l'avvio del processo di indipendenza da Madrid con l'obiettivo di creare uno Stato catalano indipendente sotto forma di Repubblica. I separatisti la chiamano "desconnexió democràtica", un qualcosa che equivale a staccare la spina, progressivamente, attraverso la rapida approvazione di nuove leggi locali che servano a creare le strutture di un nuovo Stato sovrano. Anche a costo di disobbedire alle norme legislative dello Stato spagnolo, alla Costituzione varata dalle Cortes nel 1978, e alle sentenze del Tribunale Costituzionale, il quale nella mozione viene indicato in modo esplicito come «delegittimato e senza competenza» per via della sentenza del 2010 che bocciò una parte dello Statuto regionale già sottoposto a referendum. 

Il premier iberico, Mariano Rajoy, ha già pronto il ricorso al Tribunale Costituzionale che nei prossimi giorni dovrebbe dichiarare nulla la risoluzione parlamentare: «Utilizzeremo tutta la forza della legge e della democrazia», ha dichiarato nella sua prima uscita istituzionale in risposta alla sfida. Ma la vera entità dello scontro in atto si comincerà a toccare con mano nel momento in cui le autorità catalane cominceranno a disobbedire alle leggi dello Stato e la prima a finire nel mirino della giustizia spagnola potrebbe essere la presidente del Parlament, Carme Forcadell, che due settimane fa concluse il suo discorso d'investitura con un clamoroso "viva la Repubblica catalana!". E senza scordare che lo stesso leader indipendentista, Artur Mas, è già sotto processo per attentato all'unità nazionale. 

Insomma, l'Europa dei popoli e delle piccole patrie contro quella dei burocrati e delle istituzioni sovra-nazionali e non elette: ovviamente, la seconda ha già vinto la battaglia. Useranno scandali, attacchi finanziari, minacce, qualsiasi mezzo per evitare che la gente faccia valere il proprio pensiero, in Portogallo come in Grecia come in Catalogna. Ma, attenzione, perché nonostante si cercherà di ammantare questa battaglia di finalità democratiche e di diritto, la vera natura sta tutta nel conflitto spagnolo e in questi due grafici: il primo ci mostra come con la Catalogna andrebbe via da Madrid anche un quinto del Pil del Paese e il secondo che la traiettoria di ratio debito/Pil spagnolo non consente l'addio della parte più ricca e produttiva della nazione. Altrimenti, la disgregazione sarà dietro l'angolo e non solo in Spagna. 

Prospetteranno scenari jugoslavi, scomoderanno i padri nobili d'Europa e useranno la speculazione per fiaccare le lotte, ma una cosa non potranno fare: cancellare la realtà. Una realtà che vede le loro istituzioni non elette screditate dal loro stesso operato passato, un branco di burocrati corrotti e incapaci che intendono vietare alla gente di scegliere cosa ritiene meglio per il proprio futuro. A casa mia sia chiama dittatura. E le dittature si abbattono, in nome della giustizia, prima che della legge naturale. 

 

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COMMENTI
12/11/2015 - La dittatura (Renato Mazzieri)

Non bisogna farsi illusioni. Da quando esiste, il denaro ha sempre esercitato la sua egemonia sul lavoro. Per ribaltare questa situazione esiste una sola possibilità: un sistema di credito alternativo a quello bancario per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie e senza interessi a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare.