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SPY FINANZA/ Bce, gli "errori" per l'economia reale

Pubblicazione:sabato 14 novembre 2015

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D'altra parte, le dinamiche dell'inflazione si sono indebolite, principalmente a causa del calo dei prezzi del petrolio e per l'effetto rinviato del rafforzamento dell'euro. In particolare, «si è indebolito il segnale di una sostenuta inversione di tendenza nell'andamento dell'inflazione core». In sostanza, a detta di Draghi, l'inflazione resta bassa e va monitorata da vicino. «Mentre la ripresa rafforzerà gradualmente l'inflazione, la protratta debolezza economica degli anni passati continuerà a pesare sulla crescita dei salari nominali e questo potrebbe moderare in futuro la pressione sui prezzi», ha chiosato. 

E anche gli ultimi dati macro hanno confermato che la ripresa economica nell'area euro sta progredendo moderatamente: «Finora l'attività ha mostrato un qualche grado di resistenza a fronte delle influenze esterne che tendono a indebolire la domanda. Mentre la domanda esterna ha frenato, le quote di esportazioni sono cresciute», ha osservato ancora il numero uno dell'Eurotower. Non solo: «I costi dell'energia più bassi e le nostre misure di politica monetaria stanno sostenendo i consumi e in maniera crescente la formazione di capitale. Insomma, sono chiaramente visibili i rischi al ribasso sulla crescita e sul commercio». Detto fatto, dopo le dichiarazioni di Draghi l'euro ha toccato un minimo a 1,0691 dollari e lo spread Btp/Bund è sceso sotto 100 punti base, fino al minimo intraday a 97 punti base, mentre il rendimento degli Schatz tedeschi a due anni ha aggiornato il minimo storico al -0,37%: il mondo dei pazzi. Ma i giornali sono meravigliosi: parlano di Draghi pronto a intervenire, non di Draghi che ha fallito finora la missione di innalzare l'inflazione verso il target del 2%. 

E la crescita dell'eurozona, invece, come va? I dati sono usciti proprio ieri, freschi freschi. Accelera la Francia, rallenta la Germania:?il risultato è un pareggio tra i due pesi massimi dell'economia europea nel terzo trimestre, il tutto però nel quadro di un'attenuazione della ripresa economica dell'area euro. In parole povere, invece che migliorare, si rallenta, come ci mostra il grafico a fondo pagina, il quale inchioda plasticamente la Finlandia al suo ruolo di fanalino di coda dell'eurozona: proprio la stessa Finlandia paladina dell'austerity e inflessibile sul caso greco. 

Nel periodo luglio-settembre, il Pil nei 19 paesi che condividono la moneta unica ha segnato un aumento congiunturale dello 0,3% (+1,6% annuo), stando alla stima preliminare diffusa da Eurostat, contro il +0,4% (+1,5% annuo) nel secondo trimestre. Il dato è lievemente inferiore alle attese medie degli analisti ed è influenzato negativamente dal rallentamento dell'export verso i mercati emergenti (pensate cosa succederà se la Fed alza i tassi..). Il Prodotto interno lordo della Francia è aumentato dello 0,3% nel terzo trimestre dopo la stagnazione del secondo trimestre: l'incremento sarebbe particolarmente legato a una ripresa dei consumi delle famiglie, che è aumentata dello 0,3% principalmente per una maggiore spesa energetica, mentre frena il commercio estero. Su base annua, la crescita è dell'1,2%, in linea con le aspettative degli analisti. Il Pil della Germania ha registrato invece una leggera decelerazione nel terzo trimestre con un progresso dello 0,3% rispetto al mese precedente: il principale motore di crescita sono i consumi privati, mentre il saldo nel commercio con l'estero, tradizionale punto di forza della Germania, questa volta ha avuto un impatto negativo sui conti nazionali, e anche gli investimenti aziendali hanno subìto un rallentamento. 

 


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COMMENTI
14/11/2015 - mi candido a fare il governatore della BCE (Claudio Baleani)

Perché no? Dato che si discute in libertà, lo voglio fare anche io e voglio anche fare l'allenatore della nazionale. Un parametro di riferimento di tutti gli economisti è la crisi del '29. Come mai è stata così catastrofica? Perché quando vi sono stati i primi segni di crisi le autorità monetarie e bancarie hanno immediatamente alzato i tassi di riferimento e preteso interessi più alti. La crisi, pur grave, è diventata una catastrofe. Nessuno oggi farebbe una cosa così stupida, ma anzi tutti fanno il contrario: abbasso i tassi di interessi. Allora Draghi, a differenza di quello che dice Bottarelli, non ha sbagliato. Può questa misura e il QE alzare l'inflazione? In teoria si, ma in pratica no. Draghi compra titoli pubblici, ma non ha detto che alla scadenza non passa all'incasso. L'acquisto diminuisce i rendimenti, ma non cancella e non allunga il debito pubblico, sicché restano tutti guardinghi. E se faccio investimenti eppoi le tasse aumentano ancora? Per capire che Draghi ha fatto bene, basta vedere chi era contrario: i tedeschi. Draghi però farebbe ancora meglio a dire chiaro e tondo che tutti questi debiti non li possiamo pagare. Con questo livello di debito mondiale, dove i maggiori produttori sono sommersi di cambiali, non ne usciremo vivi. E allora? Allora la BCE deve comprare titoli e dire che passerà a riscuotere gradualmente fra 60 anni o forse mai e il tavolo monetario e politico deve essere lo stesso per evitare nuovi debiti. E' inevitabile.