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SPY FINANZA/ Bce, gli "errori" per l'economia reale

Pubblicazione:sabato 14 novembre 2015

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«Le turbolenze nei mercati emergenti e il rallentamento cinese - osserva l'economista di Ing Carsten Brzeski - hanno lasciato i segni sull'economia tedesca». Anche i dati provenienti dalle altre economie europee mostrano una crescita moderata, se non debole: in Olanda la crescita si è fermata a un deludente +0,1% sul trimestre precedente (+1,9% su base annua), mentre in Portogallo è stata pari a zero. Bene invece i Paesi dell'Est europeo, con la Polonia che fa segnare un +0,9% (+3,6%annuo) congiunturale che prelude a una crescita annua ben oltre il 3% per Varsavia. Molto buono anche il dato della Repubblica Ceca, con un +4,3% annuo (+0,5% sul trimestre precedente) e della Slovacchia (+0,9% e +3,5%). 

E l'Italia del miracoloso Renzi e del Jobs Act? Stando le stime preliminari dell'Istat, il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, un dato inferiore alle aspettative degli economisti che stimavano un +0,3%. Nel primo trimestre dell'anno il Pil era cresciuto, su base trimestrale, dello 0,4% e nel secondo trimestre dello 0,3%: su base tendenziale il terzo trimestre ha evidenziato una crescita dello 0,9% a fronte di una stima pari a +1%. Insomma, si rallenta frazionalmente, ma la questione è un'altra: anche quando i trimestri venivano giudicati positivi e Confindustria si accodava al carrozzone dell'ottimismo da discount, si era sempre nel campo di un anemico zero virgola. È crescita questa, a fronte dei miliardi di Mario Draghi sta buttando per dare una ripulita ai bilanci bancari? 

L'ho detto prima che partisse: il Qe nasce un fallimento e tale sarà. E sapete perché? È semplice, perché Qe e tassi negativi non fanno altro che stimolare ciò che statutariamente volevano combattere: deflazione. Sul finire di ottobre, più della metà degli emettenti di debito sovrano europeo vedevano i loro titoli a 2 anni con rendimento negativo. Non è una novità assoluta, visto che in gennaio, 1,4 triliardi di euro di debito europeo superiore a 1 anno tradava con yield negativo in vista del Qe della Bce. Bene, oggi la situazione è peggiorata: scordate quegli 1,4 triliardi e fate conoscenza con il nuovo record, visto nella settimana di trading terminata il 30 ottobre, il debito europeo con rendimento negativo è passato da un controvalore di 2 triliardi a 2,6 triliardi, schiantando anche il record precedente di aprile quando si verificò lo shock sul Bund. Ecco perché vi dico che i rendimenti negativi portano come conseguenza la deflazione. 

E il problema della bassa inflazione è già evidente anche nell'Europa che non adotta l'euro, ma ha sposato la politica dei tassi bassissimi o negativi, visti i casi della Svizzera post-peg, della Svezia bloccata a zero dall'inizio del 2013 nonostante il Qe in continua espansione e della Danimarca ferma a 0,5%, nonostante il taglio dei tassi. Insomma, la ricetta non funziona e siccome l'unico obiettivo in un mondo che sta annegando in 200 trilioni di debito è proprio stimolare inflazione, il timore è che l'esperimento vada fuori controllo, arrivando quindi al rischio opposto, l'iperinflazione. Ma c'è dell'altro e forse di peggio. La cosiddetta politica di tassi di interesse negativi (Nirp) doveva spingere la gente a utilizzare i propri risparmi per investire nel mercato o nell'economia reale, essendo i tassi negativi un disincentivo all'accantonamento. Il problema è che con tutti che vanno front-run agli acquisti della Bce e con i rendimenti che continuano a schiantarsi, segnalando uno tsunami di deflazione, tenere i soldi in banca ha un senso eccome. 

Insomma, i risparmi dei cittadini stanno salendo, soprattutto in Svizzera e Svezia dove questa dinamica è in atto dalla fine del 2013: tassi ultra-bassi potrebbero perversamente portare a una maggiore propensione al risparmio, anche per l'incertezza legata al sistema pensionistico. Di più, nel suo studio al riguardo, Bank of America non solo conferma l'aumento dei risparmi, ma certifica anche che le aziende in Europa stanno compiendo deleverage, non releverage e stanno dando vita a buybacks di bond e non titoli. 

Complimenti a Draghi, un capolavoro. Adesso attendiamo con ansia la ciliegina sulla torta il 3 dicembre prossimo. 



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COMMENTI
14/11/2015 - mi candido a fare il governatore della BCE (Claudio Baleani)

Perché no? Dato che si discute in libertà, lo voglio fare anche io e voglio anche fare l'allenatore della nazionale. Un parametro di riferimento di tutti gli economisti è la crisi del '29. Come mai è stata così catastrofica? Perché quando vi sono stati i primi segni di crisi le autorità monetarie e bancarie hanno immediatamente alzato i tassi di riferimento e preteso interessi più alti. La crisi, pur grave, è diventata una catastrofe. Nessuno oggi farebbe una cosa così stupida, ma anzi tutti fanno il contrario: abbasso i tassi di interessi. Allora Draghi, a differenza di quello che dice Bottarelli, non ha sbagliato. Può questa misura e il QE alzare l'inflazione? In teoria si, ma in pratica no. Draghi compra titoli pubblici, ma non ha detto che alla scadenza non passa all'incasso. L'acquisto diminuisce i rendimenti, ma non cancella e non allunga il debito pubblico, sicché restano tutti guardinghi. E se faccio investimenti eppoi le tasse aumentano ancora? Per capire che Draghi ha fatto bene, basta vedere chi era contrario: i tedeschi. Draghi però farebbe ancora meglio a dire chiaro e tondo che tutti questi debiti non li possiamo pagare. Con questo livello di debito mondiale, dove i maggiori produttori sono sommersi di cambiali, non ne usciremo vivi. E allora? Allora la BCE deve comprare titoli e dire che passerà a riscuotere gradualmente fra 60 anni o forse mai e il tavolo monetario e politico deve essere lo stesso per evitare nuovi debiti. E' inevitabile.