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Economia e Finanza

MANOVRA 2015/ Imu e Tasi, il "conflitto" del Governo con la Costituzione

MARIO ESPOSITO indica alcuni dei profili problematici della manovra 2015, con particolare riguardo alla legittimità costituzionale della scelta di tagliare Tasi e Imu

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il d.d.l. di stabilità, ora all'esame del Senato, sta suscitando, come di consueto, accesi dibattiti e molti interrogativi, uno dei quali concerne l'art. 4, nella parte in cui, modificando la vigente normativa, vorrebbe esentare le abitazioni principali dalla Tasi, nonché i terreni agricoli dall'Imu. Si tratta, com'è noto, del tributo per i servizi indivisibili, ossia di una delle componenti dell'Imposta unica comunale, causalmente legato alle funzioni essenziali dei Comuni, che assume particolare rilievo nell'attuazione dell'autonomia finanziaria di tali enti ai sensi dell'art. 119 Cost.

È dunque comprensibile la preoccupazione espressa da più parti - e, innanzitutto, dal Servizio bilancio del Senato - in ordine alle ricadute che la suddetta disposizione potrebbe determinare a carico del bilancio degli Enti locali e, pertanto, dei cittadini, sia sotto forma di diminuzione e comunque peggioramento dei servizi erogati, sia di esposizione, di fatto, all'incremento, già oggi percepibile, del ricorso abusivo alla leva sanzionatoria per finalità parafiscali. Può essere quindi di qualche interesse indicare alcuni dei profili problematici, con particolare riguardo alla legittimità costituzionale della scelta del Governo.

Viene in rilievo, in primo luogo, la "sede" prescelta dall'Esecutivo per perseguire una finalità qualificata, tra le "Misure per la crescita" (Titolo II), come dispositivo di "Riduzione della pressione fiscale" (Capo I). Ora, la legge di stabilità, secondo la normativa che ne regola procedura di approvazione e contenuti, "dispone annualmente il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale e provvede, per il medesimo periodo, alla regolazione annuale delle grandezze previste dalla legislazione vigente al fine di adeguarne gli effetti finanziari agli obiettivi" (art. 1, co. 2). Le norme che tale legge può introdurre non devono essere di carattere ordinamentale od organizzatorio, fatta eccezione per quelle necessarie a garantire l'attuazione del Patto di stabilità interno, fattispecie che non ricorre nel nostro caso. 

Come fu detto efficacemente in relazione alla vecchia legge finanziaria, ma con parole che possono riferirsi anche a quella di stabilità, "l'aspetto finanziario deve essere il movente prevalente e non il mero riflesso della modifica normativa da introdurre" (Barettoni Arleri): ciò che corrisponde, del resto, alla specifica funzione della manovra di finanza pubblica, che non può mutare, invece, in strumento per alterare l'assetto delle competenze costituzionali.

La riforma dell'Imu e della Tasi, viceversa, come emerge anche dalle rubriche del Titolo e del Capo nel quale è contenuta, sembra avere proprio i caratteri di una misura strutturale, che, pur al di là delle questioni relative alle misure di compensazione del minor introito fiscale dei Comuni - alle quali si farà cenno nel prosieguo - interferisce in modo significativo, e probabilmente illegittimo, con l'autonomia finanziaria di questi ultimi. 

La l. n. 196/2009, mentre facoltizza la legge di stabilità a indicare "le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e degli scaglioni, le norme necessarie alla eliminazione, riduzione o modifica delle spese fiscali [ma quanto a quest'ultima competenza soltanto dal 1.1.2016] e le altre misure che incidono sulla determinazione del quantum della prestazione, afferenti a imposte dirette e indirette, tasse, canoni, tariffe e contributi in vigore, con effetto di norma dal 1° gennaio dell'anno cui si riferisce, nonché le correzioni delle imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione", cioè pur sempre misure di "regolazione delle quantità" e non invece di costituzione o di eliminazione di un tributo, fa tuttavia salvo "quanto previsto dalla legge 5 maggio 2009, n. 42, con riferimento ai tributi, alle addizionali e alle compartecipazioni delle regioni e degli enti locali" (art. 11, co. 2, lett. b).