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RIPRESA?/ Quel 7% di Pil che può aiutare l'Italia

Pubblicazione:lunedì 16 novembre 2015

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Pochi, non solo in Italia, riflettono che c'è un salvadanaio che, con strumenti opportuni, può essere mobilizzato: la dotazione dei fondi pensione. Secondo gli ultimi rapporti dell'Eiopa (l'agenzia europea, con base a Francoforte, per la regolazione di assicurazioni e fondi pensione) e della Covip (la Commissione italiana di vigilanza sui fondi pensione), le riforme dei sistemi previdenziali pubblici degli ultimi vent'anni hanno indotto a una forte crescita delle dotazioni dei fondi pensione (che in Olanda rappresentano il 161% del Pil, rispetto al 7% circa di Italia e Germania e al 5% di Francia). Nell'insieme dei Paesi Ocse ammontano a poco più di 25.000 miliardi di euro. Nell'Unione europea, che sino a tempi recenti ha basato i propri sistemi previdenziali principalmente sulla mano pubblica, a 5.000 miliardi di euro. Cifre ingenti che hanno reso bene: nell'Ue, attorno al 6%-7% l'anno, nonostante il 36% circa sia investimento in titoli pubblici. 

Non solo, però, questo è un modo costoso per collocare il debito pubblico e il suo rifinanziamento, ma i fondi cercano, giustamente, investimenti a lungo termine a rendimenti non elevati ma con un basso rischio. Come conseguire questo obiettivo? Non certo aumentando l'imposizione, come fatto con la legge di stabilità dell'anno scorso. Al contrario, potrebbero essere utili incentivi tributari a quei fondi pensione che destinano parte delle loro attività a investimenti di lungo periodo ben allestiti e tali da garantire i futuri pensionati di "dormire tra due guanciali". 

Il testo di disegno di legge di stabilità in discussione a palazzo Madama non prevede nulla in materia. Ma tra Senato e Camera qualche emendamento potrebbe essere formulato.



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